Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 9 Aprile 2019 10:26

Difesa Rollandin: le “rassicurazioni” a Lévêque sul compenso? “Pura fantasia”

Aosta - Conclusesi, nel primo pomeriggio di oggi, le arringhe degli avvocati dei tre imputati nell’udienza Finaosta. Tutti d’accordo su un punto: quello pubblicato non era un bando, ma solo un avviso di scadenza.

Udienza FinaostaUdienza Finaosta

Al termine delle rispettive arringhe difensive, i difensori dei tre imputati del processo sulla designazione del vertice di Finaosta, nel 2015, su un punto sono corali: quello pubblicato dalla Regione non era un bando, né un atto equivalente. Pertanto, la rivelazione anticipata dei suoi contenuti – che gli allora presidente della Regione e Assessore alle finanze, Augusto Rollandin ed Ego Perron avrebbero attuato a favore del manager poi nominato presidente della finanziaria Regionale, Massimo Lévêque – non sarebbe, per la legge, un reato.

Per questo, tutti i legali hanno chiesto al Gup Luca Fadda, nell’udienza conclusasi verso le 15.30 di oggi, lunedì 8 aprile, l’assoluzione dall’ipotesi di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Per ognuno dei tre imputati, in mattinata, il pm Luca Ceccanti ha invece chiesto 2 anni di carcere e 600 euro di multa. “È un avviso che ha funzione di pubblicità-notizia.” – ha spiegato ai cronisti l’avvocato Andrea Balducci, difensore con il collega Carlo Federico Grosso dell’ex capo dell’Esecutivo – “Serve a rendere pubblico il fatto che ci sono delle nomine in scadenza”.

Peraltro, “nomine che rientrano nella scelta totalmente discrezionale e fiduciaria della Giunta, o comunque dell’organo politico”. Dopodiché, le presunte “rassicurazioni” di una “lievitazione” del compenso indicato nell’avviso relativo alla Presidenza di Finaosta – in cui Rollandin e Perron (secondo la Procura) si sarebbero spesi nei confronti di Lévêque – per il legale sono una “pura fantasia” e l’accusa le sosterrebbe “sulla scorta di una lettera che non è mai stata recapitata”.

“Il reato, così com’è stato contestato – va più a fondo l’avvocato Maria Rita Bagalà, che assiste Lévêque – non poteva essere attribuito ai nostri assistiti, perché non è stato commesso, per un problema di discrasia temporale”. Per il difensore, dopo aver “esaminato i documenti uno per uno, sia quelli della Procura, sia quelli depositati da noi”, non emerge “la prova del concorso” tra i due amministratori e il professionista “da nessuna parte”.

Su un registro analogo, ma con un distinguo, la linea difensiva del già Assessore alle finanze, rappresentato nel processo dall’avvocato Corinne Margueret. “Non c’è stato alcun accordo” tra i tre imputati. In ogni caso, anche vi fosse stato, “sicuramente Ego Perron non ha partecipato”. “Proprio quelle conversazioni telefoniche che sono poste a fondamento dell’accusa, – sottolinea il legale, riferendosi alle intercettazioni prodotte dagli inquirenti – in realtà dimostrano l’assoluta estraneità ai fatti” del politico di Fénis, “che non era d’accordo con nessuno per predeterminare il compenso del Presidente di Finaosta”.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 13 maggio. Per chiudere la discussione mancano le eventuali repliche del pm Ceccanti, che potranno essere seguite dalle contro-repliche dei legali. Quindi la Camera di consiglio del giudice, che ne uscirà per sentenziare.

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