Esposti anonimi contro Caveri: Patrizio Gabetti indagato per autocalunnia in concorso con Fisanotti

Gabetti è accusato di aver scritto una falsa dichiarazione, indirizzata alla corte d'Appello di Torino, nella quale si assumeva la responsabilità degli esposti anonimi, in cui si accusavano vari politici, tra cui Luciano Caveri.
Questura di Aosta
Cronaca

Il giornalista Patrizio Gabetti, 44 anni di Aosta e Gianfranco Fisanotti, anche lui di Aosta, sono indagati dalla procura di Aosta per autocalunnia e per quanto riguarda Fisanotti anche per diffamazione continuata. Questa mattina, lunedì 31, gli agenti della Digos di Aosta hanno notificato la chiusura delle indagini ai due. Gabetti è accusato di aver scritto una falsa dichiarazione, indirizzata alla Corte d'Appello di Torino, nella quale si assumeva la responsabilità degli esposti anonimi, in cui si accusavano vari politici, tra cui il presidente della Regione Luciano Caveri, di varie, ruberie. Esposti ovviamente tutti inventati. Proprio per quegli esposti, Gianfranco Fisanotti è stato condannato in primo grado, dal tribunale di Aosta, a sei mesi di carcere per diffamazione, mentre è stato assolto dall'accusa di calunnia.

La sentenza è stata emessa il 24 ottobre dello scorso anno, dal giudice Giuseppe Colazingari, sentenza però impugnata in appello dello stesso Fisanotti. Dalle indagini, iniziate nell'autunno dello scorso anno, è emerso che Fisanotti avrebbe istigato Gabetti, in cambio della promessa di una forte cifra di denaro, a prendersi la paternità degli esposti anonimi. Le indagini, coordinate dal procuratore Luca Fadda, hanno portato alla luce un disegno criminoso indirizzato non solo, verosimilmente a influenzare un processo in corso, ma sono emerse prove di varie diffamazioni nei confronti del presidente Caveri e di sua moglie Nora Martinet, iniziate nel 2003.

Durante le indagini, gli agenti della Digos hanno sequestrato numeroso materiale, oltre a tre computer, e sentito numerosi testimoni. Dalle indagini è emerso che Fisanotti sarebbe l'autore anche di alcune lettere anonime, arrivate nei mesi scorsi a Luciano Caveri e a sua moglie, oltre che di alcuni articoli, se di articoli in questo caso si può parlare, diffamatori, apparsi sul blog il "Bolscevicostanco". In questo caso, le indagini hanno permesso di appurare, che fisicamente a mettersi al computer e a scrivere gli articoli diffamatori sarebbe stato Gabetti. Per gli inquirenti non ci sono dubbi sulle responsabilità dei due, infatti, oltre a numerose testimonianze, a numeroso materiale raccolto vi sono anche registrazione e intercettazioni. Secondo l'accusa, sarebbe stato lo stesso Gabetti a redigere la lettere in cui autocaluniava e a inviarla alla corte d'appello di Torino. Gabetti, dal canto suo, che ha collaborato con gli inquirenti, durante l'interrogatorio davanti al pubblico ministero Luca Fadda ha sostanzialmente ammesso le sue responsabilità.

"In merito ai nuovi fatti di reato contestati a Fisanotti e Gabetti – commenta il presidente della regione Luciano Caveri per ora mi limito a manifestare le mie più sentite congratulazioni e il mio personale ringraziamento al questore e agli uomini della Digos, che ancora una volta hanno dimostrato la propria professionalità in una vicenda dai contorni particolarmente delicati e complessi. Peraltro, non posso che esprimere la mia soddisfazione per la conclusione di un'indagine che mi auguro faccia luce una volta per tutte su fatti incresciosi e assolutamente disdicevoli".

Secondo l'accusa, dei soldi promessi da Fisanotti a Gabetti, il giornalista ne avrebbe incassati circa 5 mila. Accuse, duramente smentita dallo stesso Gabetti, che in una nota fa sapere: "devo precisare di non aver mai intascato alcuna somma di denaro da Gianfranco Fisanotti in cambio della redazione, da parte mia, di una dichiarazione autocalunniosa, benché tale tipo di adescamento mi stai stato realmente proposto, con forti pressioni di varia natura, in estrema ratio, anche apertamente minacciose, da parte dello stesso Fisanotti. Sono state queste pressioni, e non la proposta di un'ingente somma di denaro, a convincermi in un preciso momento ad assecondare, seppure in parte, il piano scellerato di Fisanotti. Avrei dovuto inviare al procuratore capo di Aosta copia della dichiarazione con la quale mi incolpavo di essere l'autore degli esposti anonimi. Cosa che non ho mai fatto. Fu Fisanotti invece a inviare materialmente copia di tale dichiarazione, peraltro da lui redatta alla corte d'appello di Torino".

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