Il comandante di “Charlie Four” è tornato a riposare all’ombra delle sue montagne

Stamane, all’aeroporto di Aosta, è giunto il feretro di Giuseppe “Pippo” Parisi, pilota dell’aviazione dell’Esercito morto nel 1997, nella missione di pace “Unifil” in Libano. La salma è stata inumata a Villeneuve, paese ove l’ufficiale è nato e cresciuto
Cronaca

E’ atterrato nella tarda mattinata di oggi, martedì 31 ottobre, all’aeroporto “Corrado Gex” di Saint-Christophe, il Dornier 228 che ha riportato in Valle d’Aosta le spoglie di Giuseppe “Pippo” Parisi, maggiore degli Alpini e pilota dell’aviazione dell’Esercito morto il 6 agosto 1997, durante un volo notturno in Libano, nell’ambito della missione di pace “Unifil”, che ha impegnato – tra le fila dei “caschi blu” delle Nazioni Unite – anche i militari italiani.

L’ufficiale aveva 33 anni ed era ai comandi di un elicottero Agusta Bell 205, precipitato in circostanze definite misteriose, causando la sua morte e quella del resto dell’equipaggio, composto da altre quattro persone. Nato il 23 aprile 1964 a Villeneuve, dove trascorse la sua gioventù, malgrado si fosse trasferito a Torino “Pippo” Parisi era rimasto molto legato alle montagne valdostane, che aveva definito “il paradiso terreno” in più di un’occasione. Un sentimento forte, dal quale è nato il trasferimento di oggi, voluto dai suoi cari.

Dopo un prima cerimonia in aeroporto, alla presenza di un reparto in armi e della rappresentanza delle associazioni combattentistiche e d’arma, il feretro avvolto dal tricolore – trasportato in Valle da un aereo della stessa specialità cui apparteneva il pilota – è stato scortato a Villeneuve da un picchetto d’onore. Là, al termine di una cerimonia religiosa nella chiesa parrocchiale, il corpo è stato inumato nella tomba di famiglia. Hanno partecipato il padre di Giuseppe, Salvatore (anch’egli già ufficiale dell’Esercito, che ha dedicato alla tragedia in cui ha perso la vita il figlio il libro “L’ultimo volo di ‘Charlie Four’”) e i fratelli.

Proprio nella nostra regione era iniziata, nel 1986, la carriera militare di “Pippo”, con l’ammissione al 123° corso per Allievi Ufficiali di Complemento della Scuola Militare Alpina. In seguito, da ufficiale di prima nomina, il trasferimento al Battaglione “Aosta”. In quel periodo, la decisione di diventare pilota, traguardo tagliato l’11 Novembre 1988, al 72° Stormo di Frosinone. Successivamente, fino al 10 agosto 1989, aveva frequentato la fase formativa del 21° corso ufficiali piloti al Centro aviazione leggera dell'Esercito di Viterbo, risultando idoneo ed essendo così abilitato a volare su aeromobili con armamento da guerra. 

In quella stessa stagione della sua vita, a Soriano nel Cimino, paese del viterbese, Giuseppe aveva conosciuto Donatella, destinata a diventare sua sposa e a dargli la figlia Nicole, di appena 2 anni al momento dell’incidente in medio-oriente. Da comandante di squadriglia elicotteri era quindi stato assegnato al 34° squadrone “Ale-Toro” di Venaria Reale (Torino). Dopo ulteriori momenti di formazione e specializzazione, era arrivato l’impiego in missioni all’estero. La prima cui aveva preso parte era stata “Albatros”, in Mozambico, con gli Alpini della “Taurinense”. 

Un impegno, quello per spostare uomini e mezzi lungo il corridoio di Beira, valso a Giuseppe Parisi la medaglia delle Nazioni Unite e la Croce commemorativa per la missione di pace svolta. Risultati brillanti, che nel 1996 lo avevano condotto ad essere scelto tra gli elicotteristi dello squadrone “Italair”, di stanza a Naqoura, chiamato ad assicurare il rispetto della risoluzione ONU sul ritiro delle forze di difesa di Israele dal Libano. La zona delle operazioni, negli anni, è stata teatro di scontri tra israeliani, maroniti ed hezbollah, in cui hanno perso la vita 170 “caschi blu”.

La notte del 6 agosto 1997, l’elicottero comandato da Parisi (che nel frattempo, grazie alla sua riconosciuta esperienza, aveva trasportato Papa Giovanni Paolo II nella visita pastorale di tre mesi prima, proprio in Libano) doveva decollare ed atterrare su alcune piazzole del contingente “Unifil”, ma dopo essersi alzato in volo dalla zona occupata dalle forze irlandesi, era precipitato al suolo, causando la morte di tutto l’equipaggio: oltre al pilota, l’altro ufficiale ai comandi Antonino Sgrò, il maresciallo capo Massimo Gatti, l’appuntato dei Carabinieri Daniel Forner e il sergente John Lynch. 

Sepolto inizialmente nel viterbese, dove la moglie e la figlia vivono, Giuseppe “Pippo” Parisi vive nel ricordo tributatogli con l’intitolazione della palestra di roccia del Centro Addestramento Alpino a Saint-Christophe e con la posa di una targa nella caserma “Battisti” di Aosta. Inoltre, la comunità ebraica italiana gli ha dedicato un albero sulla “Collina dei Giusti” a Gerusalemme e il suo nome appare sui monumenti ai Caduti di Villeneuve e Soriano nel Cimino, dove il pilota nato in Valle dà anche il nome ad una via. Puntuale è, ancora, l’omaggio a Parisi in occasione del “Memorial Day”, l’iniziativa del Sindacato Autonomo di Polizia per commemorare le vittime del terrorismo, della mafia, del dovere e di ogni forma di criminalità. Da oggi, il comandante di "Charlie Four" è tornato all'ombra delle "sue" montagne.

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