Il rapporto tra le centrali operative e i media in uno studio di Tiziano Trevisan

Il responsabile della comunicazione della Centrale Unica del Soccorso in Valle d'Aosta ha lavorato assieme a Cristina Corbetta, sua omologa per la Lombardia. Il risultato è un "libro bianco" dal titolo "Quante persone coinvolte?".
Tiziano Trevisan - Presidente Ordine
Cronaca

Tiziano Trevisan, che oltre ad essere il responsabile della comunicazione del Dipartimento di emergenza e della Centrale Unica del Soccorso della Valle d’Aosta è anche Presidente dell’Ordine dei giornalisti della nostra regione, lavora in questo campo da tempo sufficiente per aver colto una tendenza basilare: salvo rare eccezioni, l’epoca degli “uomini immagine” è consegnata al passato; la comunicazione degli enti pubblici, per vivere e svilupparsi efficacemente, ha oggi bisogno di dati, studi e informazioni di cui nutrirsi.

Così, assieme alla collega Cristina Corbetta, impegnata nel comunicare la “mission” e l’attività  quotidiana dell’Areu (l’agenzia 118 della Lombardia), ci si è messo ed ha dedicato l’ultimo anno circa alla realizzazione di un "libro bianco", uscito in questi giorni, sul rapporto tra i media e le centrali italiane del sistema di emergenza-urgenza sanitaria, guardando a come le due entità si confrontano sia nei momenti di allarme, sia in quelli di “pace”.

Il titolo è “Quante persone coinvolte?”, tutt’altro che casuale. Si tratta infatti della domanda che, ogni giorno e per più volte, gli operatori delle centrali 118 si sentono rivolgere da giornalisti in cerca di dettagli su un fatto di cronaca di cui hanno appena appreso. Ne seguono, immancabilmente, altre, come “qual è la dinamica?”, “chi è intervenuto?” o “come stanno le persone coinvolte?”. Interrogativi di cui, chi sta coordinando dei soccorsi, farebbe volentieri a meno, ma che sono cruciali tanto quanto ciò che accade sul luogo dell’incidente. L’impatto che sui media (e quindi sulla popolazione) avrà quella vicenda dipende (anche) dalle risposte che il giornalista riceve.

In questo senso, come i due autori stessi spiegano nella prefazione: “questo libro bianco sulla comunicazione dei sistemi 118 in Italia fornisce elementi concreti per investire nella comunicazione, grazie alla risposta delle centrali operative che, per voce dei Direttori, è stata del 100%”. Peraltro, due dei tre casi alla base della decisione di realizzare il lavoro, si sono verificati nella nostra regione (la morte di un paziente residente in un paese valdostano ai confini con il Piemonte, trasportato all’ospedale di Aosta, anziché – come secondo i parenti sarebbe stato più opportuno – a quello d’Ivrea e un decesso naturale avvenuto poco tempo dopo una visita in Pronto soccorso) e rappresentano situazioni emblematiche in cui il flusso di comunicazione tra le strutture sanitarie e i media ha conosciuto distorsioni, o non ha comunque dato i risultati che una situazione di mutuo ascolto può fornire.

Da qui si sviluppa l’analisi vera e propria, articolata attraverso le risposte a varie domande poste ai direttori dei presidi 118, relative tra l’altro al numero di testate giornalistiche presenti nel territorio servito dalla centrale, allo stress comportato per gli operatori dal rapporto con la stampa, alla dotazione (o meno) di un ufficio stampa, alla disponibilità di un sito internet, all’eventuale utilizzo di canali social nella divulgazione delle informazioni, all’esistenza di un piano di comunicazione e, infine, al rapporto con le strutture di altri enti del sistema di emergenza-urgenza, o all’organizzazione di conferenze stampa.

I risultati restituiscono un’Italia a più velocità e la geografia c’entra fino ad un certo punto. Per la Basilicata che convoca una sola conferenza stampa all’anno, abbiamo il Veneto che ne organizza diverse al mese. Per Lazio e Sardegna che si interfacciano sistematicamente con le altre componenti dell’emergenza, abbiamo Campania ed Abruzzo che – per buona parte delle loro centrali – ammettono di non farlo. Per la Lombardia in cui, nella totalità del sistema 118, la comunicazione è parte integrante delle procedure di gestione dell’emergenza, abbiamo le Marche ove accade quasi l’inverso. Per la Valle d’Aosta presente sul web sia autonomamente come Centrale Unica del Soccorso, sia sul sito dell’Azienda Sanitaria Locale, abbiamo la Toscana che, per metà delle sue centrali, è invisibile ad Internet.

Sono solo alcuni esempi, ma bastano per auspicarsi che il proposito iniziale dei due autori giunga a compimento. “Se tutte le centrali del 118 italiane conoscessero come comunicano le altre; – scrivono Trevisan e Corbetta – se tutte le centrali italiane sapessero quali sono le best practice; se tutte le centrali italiane potessero riflettere sui rapporti con la stampa e individuare un comportamento omogeneo e possibile, allora si avrebbe una serie di vantaggi, che vanno dal miglioramento del rapporto con i media alla riduzione dei contenziosi e dei relativi costi”. Speriamo, appunto. Non solo da giornalisti sempre in cerca di notizie, ma anche da cittadini.

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