La Procura apre un’inchiesta sulla morte di Mascaro, l’operaio caduto ad Arnad

Mentre i Carabinieri e il servizio Prevenzione e sicurezza sul lavoro dell'Usl sono al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell'incidente, è scontro tra la ditta e i sindacati sulla preparazione e l’esperienza professionale di Mario Mascaro.
Mario Mascaro
Cronaca

Al fine di fare chiarezza sulla morte del giovane operaio aostano, avvenuta ieri mattina ad Arnad, è stata aperta un’inchiesta sul caso, partendo dai primi sopralluoghi necessari alla ricostruzione della dinamica dell’incidente.

Mario Mascaro è precipitato ieri prima di mezzogiorno da un’altezza di circa 10 metri, mentre stava eseguendo delle chiodature a un masso pericolante, nell’ambito dei lavori di bonifica per la realizzazione di una pista sterrata, tra le località Salé e Monteya.

Secondo le prime ricostruzioni, era in compagnia di due colleghi che però non lo avrebbero visto precipitare, sentendo soltanto un grido e poi il tonfo del corpo che si schiantava al suolo. Sul luogo sono intervenuti i Carabinieri di Saint-Vincent e di Verrès, gli uomini del 118 e il servizio Prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Usl. Le condizioni del ragazzo sono sembrate subito serie, tanto che Mascaro è stato trasportato in elicottero al Parini di Aosta, dove dopo un intervento chirurgico alla testa, è morto per la gravità dei trami riportati nella caduta.

Le accuse dei sindacati
Per le organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Savt Costruzioni, Mascaro “non aveva esperienze lavorative specifiche alla mansione svolta: si tratta di un evento che non doveva verificarsi, in un cantiere dove i rocciatori devono avere protezioni individuali specifiche nei lavori in corda, motivata dalla mansione a rischio”.

“In particolare – spiega Gabriele Matterana, Segretario Generale Fillea Cgil Regionale – avrebbero dovuto esserci due corde, una in tensione e una per la sicurezza, con una persona a terra a garantire proprio il contrappeso in caso di caduta. Ci chiediamo quindi quali di queste protezioni, sia individuali che di cantiere, siano state apportate a sua tutela e a tutela delle maestranze presenti”.

I sindacati hanno inoltre espresso dei dubbi sulla regolarità nell’assegnazione di tali mansioni all’operaio. “Era stato assunto a gennaio – ha concluso Matterana – ma presso gli enti bilaterali di settore non risulta avesse effettuato le 16 ore previste dal contratto d’ingresso, ne tantomeno le 8 ore obbligatorie. Non siamo a conoscenza del fatto che abbia frequentato in passato dei “corsi funi“ di formazione”.

La replica della Ecoval
Accuse rispedite al mittente nel pomeriggio da Ennio Da Canal, amministratore di Ecoval Srl di Quart: “Mascaro era un operaio specializzato rocciatore che aveva seguito vari corsi di qualifica e di aggiornamento. Il primo corso di formazione risale al 2007 e fu condotto dalla cooperativa Interguide, collegata all’Unione italiana guide di alta montagna, come ‘Lavoratore addetto ai sistemi di accesso e posizionamento mediante funi’. Il secondo, ancora più specialistico, fu fatto nel 2009 come ‘preposto’, una sorta di capo cantiere, ed era organizzato dal Cna con la collaborazione delle guide alpine delle Valli di Lanzo”.

“Il corso di sei ore a cui fanno riferimento i sindacati – ha concluso Da Canal – è invece per neo-assunti, ma lui faceva questa professione dal 1995. Noi lavoriamo quasi esclusivamente con l’ente pubblico ed è impensabile che un nostro dipendente non abbia le qualifiche per compiere certi lavori. Nel caso specifico, tutte le precauzioni erano state adottate: non riusciamo a capire cosa sia successo”.

 

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