Sono 69 gli indagati nell'ambito dell'operazione condotta dagli uomini della forestale e dai carabinieri che portato alla luce gravi irregolarità tra gli allevatori. Di questi 69, tredici sono stati arrestati (11 ai domiciliari mentre due in carcere). In manette sono finiti: Angelo Cabraz, di 37 anni, di Jovencan, e Eliseo Duclos, di 53 anni, titolare di un caseificio di Gignod. Agli arresti domiciliari, invece, Antonio Albisetti, di 43 anni, di Montjovet; Rosella Badino (50), di Pralormo (Torino), titolare di un laboratorio analisi di Carmagnola; Fabrizio Bisson (31), titolare di un'azienda agricola di Gressan; Emilio Cabraz (67), allevatore di Jovencan; Marisa Cheillon (46), allevatore di Gignod; Angelo Letey (50), allevatore di Valpelline; Elio Louisetti (51), allevatore di Bionaz; Davide Mila (49), veterinario di Morgex; Claudio Trocello (54), veterinario di Aosta; Gabriele Vierin (61), titolare di un'azienda agricola e allevatore di Gressan; Massimo Volget (38), veterinario di Brissogne.
Dalle indagini, iniziate a marzo del 2008, è emerso che in alcuni casi gli allevatori, nonostante avessero la stalla bloccata perché infetta, continuavano a produrre la fontina. Sarebbe il caso dell'azienda agricola Cabraz di Jovençan che quando non ha più potuto agire da sola ha dato il latte al caseificio di Eliseo Duclos, di 53 anni, di Gignod, che lo miscelava con altro latte per la produzione del formaggio tipico valdostano. La fontina veniva poi immessa sul mercato. Formaggio che non avrebbe mai dovuto essere prodotto, in quanto contaminato da Tbc.
Ma non solo. Secondo l'accusa Duclos avrebbe venduto dello zangolato, un burro grezzo che potenzialmente contiene un'alta carica batteriologica, spacciandolo per burro di panna pastorizzato. In alcuni supermercati valdostani, gli uomini della forestale hanno sequestrato alcune fontine cosiddette 'rosse', sempre di produzione del caseificio di Duclos. Fontine che non dovevano essere immesse sul mercato, in quanto contenenti colosto.
Secondo il procuratore capo della procura di Aosta, Marilinda Mineccia, "l'inchiesta ha portato alla luce un fenomeno preoccupante ma voglio rasserenare la popolazione perché tutte le attività che possono far temere per la salute pubblica sono state tenute sotto controllo". "Sono emersi tantissimi illeciti – ha spiegato ancora il magistrato – ma quelli che preoccupano di più sono la contraffazione e l'adulterazione di prodotti alimentari".
In dettaglio si tratta soprattutto di fontine o formaggi prodotti con latte di mucche infette da Tbc. "I tecnici – ha aggiunto – hanno assicurato che non ci sono problemi per la salute pubblica. Il costo di questa vicenda è quello che ricade sulla comunità, sulla fiducia della gente, sull'immagine della Valle d'Aosta. Ma non bisogna temere le inchieste perché vengono avviate proprio per tutelare i cittadini".
Nella maxi inchiesta erano finiti anche il presidente della Regione, Augusto Rollandin e l'assessore alla sanità Albert Lanièce. Le loro posizioni, però, sono già state archiviate. I nomi dei due erano rientrati nelle intercettazioni in cui alcuni allevatori, al telefono, si vantavano di godere delle conoscenze dei politici. Dagli accertamenti condotti dagli inquirenti è invece emersa l'inconsapevolezza e l'estraneità di Rollandin e Lanièce alla vicenda.
Le accuse sono molte: vanno dall'associazione per delinquere, alla produzione e immissione in commercio di fontine dop non corrispondenti alle norme disciplinari, alla fecondazione di animali con semi non autoctoni. Tre, in particolare, i filoni dell'inchiesta. Secondo gli inquirenti lo sperma svizzero serviva a rendere più aggressive le mucche che poi si affrontavano nella Bataille de reines; in questo modo la razza pezzata valdostana, veniva "contaminata". Inoltre, alcuni allevatori compravano foraggio da fuori valle per le mucche da latte destinate alla produzione di Fontina dop, violando così il disciplinare con conseguente frode in commercio. Infine, quando veterinari e allevatori scoprivano capi infetti da tubercolosi passavano subito all'abbattimento in modo da evitare di perdere lo status di "allevamento indenne", con conseguente blocco dell'attività della stalla e i relativi contributi regionali. Nei guai, per questo filone d'inchiesta è finita Rosella Badino. Nei prossimi giorni, i tredici arrestati saranno interrogati dal gip di Aosta, Maurzio D'Abrusco.
