‘Ndrangheta, si aprono le porte del carcere per Santo Mammoliti

L'uomo, 39 anni di Aosta, ha violato gli obblighi relativi agli arresti domiciliari. Mammoliti è stato arrestato dai Carabinieri di Aosta nei giorni scorsi nell'ambito dell'indagine denominata “Hybris”.
Le quattro persone arrestate: Ferdinando Taccone, Vincenzo Taccone, Claudio Taccone e Santo Mammoliti
Cronaca

Ha violato gli obblighi relativi agli arresti domiciliari. Per questo è finito ieri in carcere a Brissogne, su disposizione del Gip di Torino, Santo Mammoliti  39 anni Aosta.

Mammoliti è stato arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di tentata estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, rapina, dai Carabinieri di Aosta, con la collaborazione di personale della Compagnia Carabinieri di Gioia Tauro, assieme a Claudio Taccone, 45 anni residente a Saint-Marcel, il figlio Vincenzo (21 anni), e a San Ferdinando, Piana di Gioia Tauro, uno degli altri figli, Ferdinando, di 20 anni. Domenica era stato poi preso a San Giorgio Morgeto, il quinto uomo, Domenico Mammoliti, di 26 anni.

I cinque sono considerati vicini al clan dei Pesce, una delle più potenti cosche della ‘ndrangheta che ha la propria base operativa nella Piana di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, con un esercito di affiliati e una miriade di ‘ndrine, con interessi che si estendono da Reggio Calabria a Milano. Il clan gestisce tutti i traffici dell’area di Gioia Tauro, dal porto alla droga, dalle estorsioni al controllo dei mercati agricoli.

“L’indagine denominata “Hybris”, termine greco che significa “prevaricazione”, è iniziata nel giugno del 2012 quando un’auto prese fuoco nel Quartiere Dora. Il proprietario, un operaio di un’impresa edile, denunciò il fatto sostenendo che si era trattato di un corto circuito”. In realtà, da una serie di perizie emerse che il rogo era di origine dolosa. Le minacce, insieme con altri danneggiamenti e atti di violenza nei confronti dei figli e dei famigliari dell’operario non si sono però fermati, anche perché i due estorsori non sono stati assunti. Nessuno, però, hai mai denunciato questi fatti, se non in maniera generica, senza fornire nomi o possibile connessioni con la malavita.

Qualche mese più tardi, nell’ottobre del 2012, la famiglia Taccone, ed in particolare i "Calabria Boys", come secondo i Carabinieri i due ragazzi "amano farsi chiamare nell’ambiente del divertimento notturno aostano", tornano a colpire. Questa volta, a farne le spese sono Domenico e Fortunato Tripodi (padre e figlio, ndr), rispettivamente di 59 e 18 anni, accoltellati in casa propria ad Aosta da Vincenzo, Ferdinando e un terzo ragazzo, minorenne. Il padre era intervenuto solo in un secondo momento, dopo la richiesta di aiuto del figlio, ricevendo una coltellata alla gola.

Gli ultimi episodi di violenza commessi dalla famiglia Taccone sono stati nei confronti di un corriere della droga, successivamente fermato con 50 chilogrammi di marijuana e ora in carcere.

 

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