Con il pronunciamento della Cassazione, nel luglio 2024 si è chiusa definitivamente la vicenda processuale innescata da un’indagine della Guardia di finanza, scaturita dal “crack” di cinque società immobiliari attive in Valle d’Aosta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ex immobiliarista Roberto Noventa, 66 anni, facendo così passare in giudicato la pena comminatagli dalla Corte d’Appello di Torino di due anni e otto mesi di reclusione, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.
Nel processo di secondo grado, nel dicembre 2023, era caduta nei confronti di Noventa – per intervenuta prescrizione – l’accusa di truffa aggravata. I giudici, riconoscendo la prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti, avevano quindi stabilito di rideterminare la pena, sull’accordo tra le parti, per lo stesso Noventa (passato a due anni e 8 mesi dai 5 anni di reclusione cui era stato condannato, nell’ottobre 2019, dal Gup del Tribunale di Aosta) e per un’altra imputata, la 62enne Cinzia Giuliana De Michele (da due anni e 8 messi in primo grado ad un anno e 6 mesi, con sospensione condizionale).
Per Noventa, inoltre, la Corte d’Appello aveva deciso di eliminare la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, comminata in primo grado,. L’imputato aveva quindi fatto ricorso in Cassazione, sollevando vizi di motivazione in relazione all’applicazione delle misure previste dalla legge fallimentare: l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità di esercitare uffici direttivi in qualsiasi impresa.
La Suprema Corte, nell’udienza del 3 luglio 2024, ha tuttavia giudicato inammissibile l’opposizione, perché non consentita alla luce della modalità di definizione del giudizio in secondo grado. Le norme prevedono infatti che non possa essere posta in discussione, dall’imputato, la misura della pena liberamente concordata con la pubblica accusa e ritenuta congrua dal giudice di appello. Noventa ha scelto di pagare il suo debito con la giustizia effettuando un programma di lavori di pubblica utilità.
Secondo le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Aosta, le condotte contestate agli imputati avrebbero raggiunto l’apice nel periodo 2012-4, ma sarebbero continuate fino al 2016. L’anno successivo, su input del curatore fallimentare, gli inquirenti accendono un faro sui fallimenti di “Etoile”, “Cure de Chevrot”, “Croix de Ville”, “Eglantier” e “Notre Maison”, società di costruzione e compravendita di stabili di cui erano legali rappresentanti Noventa e un terzo imputato, uscito dal processo dopo il patteggiamento in primo grado.
Dagli accertamenti emerge l’assenza di contabilità su una serie di movimentazioni (nella sostanza, operazioni infra-gruppo e prelievi personali, effettuati in contanti, ma anche con strumenti bancari) e prende corpo l’accusa di bancarotta. De Michele era risultata, invece, aver effettuato bonifici dai conti societari. L’accusa di truffa aggravata, riconosciuta in primo grado e venuta meno in appello, era relativa alla mancata consegna, ad alcuni acquirenti, delle abitazioni per cui avevano versato delle caparre.

Oltre nove anni di carcere per il “crack” di cinque immobiliari
14 ottobre 2019, ore 18.26

Negli anni d’oro del mattone erano stati protagonisti di diverse operazioni immobiliari in Valle, alcune di rilievo. Poi, le cinque società di cui erano legali rappresentanti sono fallite e, dalle indagini della Procura, ha preso forma lo spaccato di una bancarotta fraudolenta continuata da poco meno di tre milioni di euro, nonché di una truffa aggravata sull’ordine degli 8-900mila euro. Oggi, lunedì 14 ottobre, l’epilogo dinanzi al Gup del Tribunale Luca Fadda, con due condanne e un patteggiamento, per pene che raggiungono nell’insieme nove anni e quattro mesi di carcere.
All’immobiliarista Roberto Noventa (59 anni, residente a Charvensod), al termine del processo con rito abbreviato sono stati inflitti 5 anni di reclusione, mentre l’altra metà del “duo” specializzato in costruzione e compravendita di stabili, cioè Roberto Invernizzi (58, Cornaredo), ha scelto di patteggiare un anno ed otto mesi. Secondo l’accusa, distrazioni e truffe attuate dagli imputati (che curavano, tra l’altro, un cantiere in via Tourneuve, ad Aosta) avrebbero raggiunto il culmine nel periodo 2012-4, ma sarebbero comunque continuate fino al 2016.
L’anno dopo, la Procura accende un faro sui fallimenti di “Etoile”, “Cure de Chevrot”, “Croix de Ville”, “Eglantier” e “Notre Maison”. A mettere in moto via Ollietti è la prima relazione del curatore. Gli gli uomini dell’aliquota della Guardia di finanza della Sezione di polizia giudiziaria riscontrano l’assenza di contabilità su movimentazioni dalle quali viene messa a fuoco l’accusa di bancarotta per un totale di 2,8 milioni di euro, con 1,7 milioni di operazioni tra le società del gruppo e 700mila euro di prelievi personali effettuati in contanti, ma anche con altri strumenti bancari.
Tra questi ultimi emergono dei bonifici dai conti societari eseguiti da Cinzia Giuliana De Michele (55, residente ad Olbia), per un totale di circa 70mila euro. La donna finisce, a sua volta, a processo e chiede di essere giudicata con l’abbreviato: per lei è arrivata dal giudice una condanna a due anni e otto mesi di reclusione. Le indagini, trattandosi di sette fallimenti in tutto (cinque societari e due individuali), hanno avuto natura tutt’altro che semplice: i finanzieri hanno setacciato trentadue conti correnti di ditte e diciotto personali, con decine di operazioni ognuno.
Dalla ricognizione investigativa sono affiorati anche gli episodi per cui su Noventa ed Invernizzi si è abbattuta, in aggiunta al “crack”, l’imputazione di truffa: quattro acquirenti non hanno mai ricevuto le abitazioni per cui avevano consegnato caparre dell’ammontare complessivo di 8-900mila euro. Due, assieme ad una persona offesa dalla bancarotta, si sono costituite parte civile nel procedimento: a loro favore, il Gup ha stabilito delle provvisionali, ognuna di entità diversa, che i due imputati dovranno versare.
Il dato processuale è indubbiamente rappresentato dall’inasprimento delle pene invocate dal pm Luca Ceccanti, titolare del fascicolo che ha restituito uno scenario in cui la crisi del mattone pare aver fatto da propellente alla definitiva compromissione di società già deteriorate dalle modalità gestionali seguite dei loro responsabili. Nella discussione dei due abbreviati, il rappresentante dell’accusa aveva chiesto quattro anni di carcere per Noventa ed un anno e sei mesi per De Michele. Misure alle quali il giudice Fadda è andato oltre, rispettivamente, di un anno ed un anno e due mesi.
