Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 24 Maggio 2017 17:27

Per la Corte d’Appello l’“Ex Hotel Lanterna” è del Ministero: riformata la sentenza di primo grado

Aosta - Depositata ieri la sentenza con cui i magistrati di Torino accolgono il ricorso presentato, sul giudizio del Tribunale di Aosta del settembre 2014, dall’Avvocatura dello Stato. La Giunta dovrà valutare se ricorrere in Cassazione.

L'ex Hotel Lanterna a Saint-Pierre

“Ex Hotel Lanterna” di Saint-Pierre: il round in Corte d’Appello, dopo che nel contenzioso sulla proprietà del complesso i giudici di primo grado avevano dato ragione all’Amministrazione regionale, va al Ministero dell’Interno. I giudici della seconda sezione civile, con la sentenza pubblicata ieri, martedì 23 maggio, hanno infatti deciso per la riforma del verdetto pronunciato nel settembre 2014 dal Tribunale di Aosta, sul quale aveva presentato ricorso l’Avvocatura dello Stato.

Secondo il collegio di Torino, che si era riunito in camera di consiglio il 28 aprile scorso, è pacifico che la struttura di Saint-Pierre faccia parte della “Riserva Fondo Lire” dell’Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione (UNRRA), istituita con un accordo internazionale dell’8 marzo 1945, cui seguirono altre due intese, nel 1946 e 1947. L’ultima, in particolare, istituiva la riserva e ne vincolava la destinazione “a scopi di assistenza e riabilitazione”.

Tale obbligo – è il ragionamento sviluppato nella sentenza dei magistrati d’Appello – permane, anche perché il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1982, con cui si annoverava il bene tra gli “immobili che restano in uso allo Stato”, ha trasferito alle Regioni, in funzione della loro attività assistenziale, non la proprietà immobiliare, ma solo un “valore pari al 50% dei beni mobili ed immobili facenti parte della Riserva del Fondo Lire”.

Ne consegue, si legge in sentenza, che anche in un’ipotesi di alienazione del bene, il ricavato della vendita resti sottoposto alla destinazione originaria, per la quale “lo Stato è tenuto a rendicontazione annuale nei confronti dell’Onu”. Pertanto, rimane in essere anche “l’obbligo di dimostrazione del mantenimento attuale e permanente del vincolo” originariamente posto sul complesso.

Su tale aspetto, nella domanda seguita all’Appello, l’avvocato della Regione, Ulisse Correa, ha sollevato l’articolo 6 dello Statuto Speciale, in forza del quale i beni immobili patrimoniali dello Stato sono trasferiti al patrimonio della Regione. La Corte d’Appello ha tuttavia ritenuto infondata l’osservazione, ritenendo la norma inapplicabile in questo caso, perché il complesso è oggetto di accordi internazionali e di un vincolo di destinazione, che “non è rimovibile alla stregua delle norme statuali, occorrendo semmai al fine una convenzione internazionale, pacificamente né esistente, né alle viste”.

Da qui, la riforma della sentenza di primo grado, con la proprietà dell’“Ex Hotel Lanterna” riconosciuta al Ministero dell’Interno (che aveva annunciato, al riguardo, vari progetti, tra i quali un hub per migranti). Alla Giunta regionale competerà ora la valutazione se proporre ricorso in Corte di Cassazione.

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