Cronaca

Ultima modifica: 19 Dicembre 2018 20:13

Probabile un rinvio ad inizio 2019 per l’udienza Finaosta

Aosta - L’ipotesi è legata alla possibile ridistribuzione del carico di lavoro del Gup Paolo De Paola, visto l'atteso arrivo, al Tribunale di Aosta, di un nuovo giudice, Luca Fadda.

La sede di Finaosta

Dopo il rinvio disposto stamane, in quella sulla corruzione in Valle d’Aosta, anche l’udienza preliminare sulla presunta turbativa della nomina di Massimo Lévêque quale presidente di Finaosta, in programma per domani, giovedì 20 dicembre, potrebbe subire la stessa sorte. Gli altri imputati, assieme al manager, sono gli ex presidente della Regione ed assessore al bilancio, Augusto Rollandin ed Ego Perron.

Il motivo di una dilazione ad inizio 2019 non sarebbe, tuttavia, legato ad eventuali eccezioni preliminari o iniziative difensive, ma ad una possibile ridistribuzione del carico di lavoro del gup Paolo De Paola, già impegnato nel procedimento iniziato stamane, in vista dell’atteso arrivo di un nuovo giudice, Luca Fadda, al Tribunale di Aosta. L’appuntamento di domani potrebbe quindi concludersi ed essere aggiornato dopo la verifica della regolare costituzione delle parti.

La tesi degli inquirenti, tradotta nell’accusa di turbata liberta del procedimento di scelta del contraente, è che Rollandin e Perron, pubblici ufficiali in qualità delle loro cariche, all’inizio del 2015 abbiano anzitutto comunicato a Lévêque, in anticipo sul suo svolgimento, i contenuti del bando per la selezione del Presidente del Consiglio di amministrazione della società partecipata al 100% dalla Regione, anche a proposito del compenso garantito per tali funzioni.

Dopodiché, per la Procura, i due amministratori regionali avrebbero rassicurato il professionista sia sulla sua futura nomina (avvenuta il 7 agosto 2015, da parte della Giunta Rollandin), sia sull’entità degli emolumenti che gli sarebbero stati riconosciuti. In particolare, gli ex Presidente ed Assessore si sarebbero spesi nell’assicurare che i 31.500 euro lordi annui previsti dall’avviso pubblico avrebbero visto un aumento fino a 100.000 euro. Lévêque, stando alle indagini, avrebbe infatti richiesto la nomina solo dietro un compenso non inferiori agli 80mila euro.

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