Saltò il controllo antidoping dopo una skyrace in Valle: 4 anni di squalifica a trailer piemontese

Il Tribunale Nazionale Antidoping ha condannato il runner piemontese Marco Moletto, che aveva saltato il prelievo dei campioni biologici dopo la “Pointe de Chaligne Skyrace”, tenutasi lo scorso 16 luglio, dichiarando "non avevo trovato il controllo".
Chaligne Skytrail foto dalla pagina facebook della competizione
Cronaca

Quattro anni di squalifica. Quella provetta dei controlli antidoping rimasta vuota dopo la “Pointe de Chaligne Skyrace – Trofeo Grundzo”, lo scorso 16 luglio, è costata cara al trail-runner piemontese Marco Moletto, tesserato Fidal, che si era classificato secondo nella competizione da Ville-Sur-Sarre ai 2.607 metri della Punta Chaligne, ma non si era presentato al prelievo a cura dei Carabinieri del Nas. I militari erano arrivati a sorpresa alla gara valdostana, nell’ambito delle attività per la tutela della salute nelle manifestazioni sportive, di competenza del Comitato Tecnico Sanitario istituito presso il Ministero.

La prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, che aveva aperto un procedimento disciplinare sulla vicenda, visti gli articoli delle norme sportive sulla “mancata presentazione o rifiuto, senza giustificato motivo, di sottoporsi al prelievo dei campioni biologici” e sulle relative sanzioni, ha inflitto all’atleta di Pinerolo, ritenuto tra i più forti skyrunner piemontesi con all’attivo varie partecipazioni in coppa del mondo, la squalifica da ieri, 4 dicembre, e fino al 3 dicembre 2021. La sentenza include inoltre la condanna all’atleta a pagare le spese del procedimento, quantificate in 378 euro.

I Carabinieri presenti all’arrivo della gara valdostana, organizzata dalla Pro loco di Sarre, avevano richiesto di sottoporre all’esame i primi quattro classificati, sia maschi, sia femmine. Ai controlli erano stati adibiti dei locali nell’“Hotel des Salasses”, a Ville-sur-Sarre, con i runners che, all’arrivo in quota, venivano informati della necessità di procedere ai test ed invitati a recarsi nella sede individuata per ospitarli. 

Al termine delle procedure, però, all’appello risultò assente proprio il piemontese. Interpellato in merito, al diffondersi della notizia della sua mancata presentazione, raccontò che, una volta in vetta, gli era stato detto del prelievo. Tuttavia, "una volta arrivato a valle domandai del controllo e visionai dove era posta l'ambulanza o la vettura dei carabinieri o un possibile locale antidoping, ma non fui informato su dove potevano essere effettuati i controlli". 

E’ in quel momento che il piemontese decise di prendere la strada di casa, commentando in seguito: "sono venuto alla gara invitato dall'organizzatore e per fare un allenamento, una toccata e fuga, ero di fretta per un impegno e così, forse con superficialità, e non avendo trovato gli addetti al controllo, sono andato via avvisando l’organizzatore". Lo skyrunner aggiunse quindi: “Test antidoping quest'anno ne ho già effettuati in gare di Federazione e non ho mai avuto alcun problema, non vedo perché avrei dovuto averli a breve distanza. Perlopiù per una gara che non era certo la coppa del mondo ma bensì una gran bella festa di paese”. 

Ragioni che non paiono aver fatto particolare breccia nei giudici del Tribunale Sportivo Antidoping: la pena comminatagli si presenta infatti più elevata di quella prevista per violazioni non intenzionali delle norme contenute nel documento approvato dalla Giunta nazionale del Coni per dare attuazione in Italia al Codice mondiale antidoping.

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