Sgominata una banda di albanesi dedita al traffico di cocaina

Lunedì scorso, i militari delle fiamme gialle di Pollein hanno eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare: 18 sono i giovani finiti in carcere e 5 sono agli arresti domiciliari. Nell'organizzazione criminale coinvolti anche dieci valdostani.
La caserma della Guardia di finanza a Pollein
Cronaca

Lunedì scorso, i militari delle fiamme gialle di Pollein hanno eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare: 18 in carcere e 5 agli arresti domiciliari. Tra questi ci sono anche dieci valdostani.
In manette sono finiti: Petrit Lekndreaj (34 anni) di Aosta; Flamur Lekndreaj (28) di Aosta; Ilir Lekndreaj (29) di Roma; Frederik Lekndreaj (21) di Quart; Kujtim Lekndreaj (20) di Aosta; Florian Molla (29) di Opera (Milano); Artur Kocecu (27) di Torino; Gering Kasa (25) di Aosta; Aleksander Dukati (25) di Gignod; Astrit Pjetra (26) di Mesero; Milano Sokol Gjoli (32) di Sarre; Altin Brahja (27) di Rimini; Besim Malaj (36) di Saltrio (Varese); Bardh Prendi (29) di Quart, tutti di origine albanese; e poi Matteo Salvatore (25) di Morgex; Salvatore Di Stefano (38) di Nova Milanes e Szczepan Marek Racon(26) di Aosta, cittadino polacco

Agli arresti domiciliari, invece: Shan Gjergjndreaj (27) di Roma; Marian Turkaj (31) di Malnate (Varese); Robin Tafa (26) di Bolzano; Marjan Zogu (32) di San Casciano Val Pesa (Firenze), anche loro cittadini albanesi e Giovanna Giovinazzo (41) di Aosta.

Le indagini erano partite nell'ottobre dello scorso anno, a seguito di alcuni controlli sul territorio. Da lì sono iniziate una serie di azioni fatte di pedinamenti, appostamenti, intercettazioni, portate avanti anche con l'ausilio di telecamere nascoste in garage e punti strategici. I finanzieri, coordinati dalla procura di Aosta, hanno sgominato così una banda di albanesi, che operava sul territorio valdostano. La mente italiana era Sokol Gjoli, di Sarre. Il 'cervello', quello vero, era in Albania, mentre le centrali operative nell'hinterland milanese, a Rimini e in Valle d'Aosta, le diramazioni in tutto il nord e il centro Italia.

Secondo gli inquirenti, gli spacciatori ordinavano la droga da connazionali residenti in Olanda, la portavano in Italia con corrieri e poi la smerciavano attraverso parenti o connazionali ma anche pusher italiani. A gestire tutto dalla madre patria un potente boss albanese, che ordinava le partite di cocaina all'ingrosso, contattava acquirenti e venditori, stabiliva i prezzi e le modalità di consegna. Grossi quantitativi, mai meno di mezzo chilo. In Italia il principale referente della 'famiglia' era Sokol Gjoli. Sotto di lui l'organizzazione aveva vari livelli, fino ad arrivare ai corrieri e agli spacciatori al dettaglio.

Una volta in Italia la droga veniva nascosta in Valle d'Aosta e spostata, a seconda delle richieste di mercato, a Milano e a Rimini, da dove ripartiva per Varese, Firenze, Perugia, Pesaro, Roma e altre zone del nord e del centro Italia. Spesso le cessioni avvenivano in conto vendita: eventuali disaccordi sui pagamenti dovevano essere regolati 'solo' in Albania per non attirare l'attenzione delle forze dell'ordine.
Durante le indagini, i finanzieri sono riusciti a sequestrate 374 grammi di cocaina nascosta in muretto a secco in un sentiero che porta sulle colline di Quart. La droga veniva venduta anche consumatori locali, ma principalmente veniva immessa sui mercati di altre regioni.

In totale l'operazione ha permesso di sequestrare oltre due chili di droga e sette auto utilizzate dai corrieri.

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