Truffa ad un’anziana, condannati due imputati

Il giudice ha inflitto 3 anni ognuno a Salvatore Filice (52 anni) e Adelina Nuhu (37) per aver raggirato una donna, ottenendo da lei del denaro dopo essersi proposti come geometri per la ristrutturazione di uno stabile.
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Cronaca

Tre anni di carcere e 1.200 euro di multa, per ognuno degli imputati. È la condanna inflitta dal giudice monocratico Marco Tornatore nei confronti di Salvatore Filice (52enne di Petilla Policastro) e di Adelina Nuhu (37enne albanese) per truffa aggravata nei confronti di un’anziana. La sentenza include anche un risarcimento di 120mila euro a favore della vittima del raggiro.

La vicenda inizia nel maggio 2017, quando i due imputati vengono arrestati dai Carabinieri della Compagnia di Aosta. Secondo le indagini dei militari, coordinate dal pm Luca Ceccanti, i due avevano individuato una donna “alcolista e affetta da patologie psichiatriche” (come spiegato dall’Arma in una nota), ma con disponibilità immobiliari, e le si erano presentati quale coppia di geometri, proponendo la ristrutturazione di uno stabile e la successiva collocazione sul mercato.

I due, nella ricostruzione dei Carabinieri, avevano chiesto alla donna un investimento iniziale, da consegnare loro per poter avviare i lavori. Ad un primo bonifico da 15mila euro ne era seguito uno da 75mila ed un successivo ordine di trasferimento fondi dell’importo di 50mila euro aveva fatto scattare una segnalazione della banca per l’importo ingente. Da lì, l’interessamento dei militari, le prime indagini, il sequestro del conto corrente della donna e gli arresti.

Il processo nato dal fascicolo ha visto diverse udienze. Gli avvocati Gianfranco Sapia e Franco Trevisan, che difendevano i due imputati (cui la misura cautelare era stata revocata nei mesi dopo il fermo), hanno puntato a dimostrare che nessun raggiro fosse stato commesso, perché il diploma di geometra era “regolarmente conseguito e non falso” e i pagamenti ricevuti dalla donna avvenuti in seguito “all’avvio di lavori reali ed eseguiti in esecuzione di regolare e valido contratto di appalto”.

In aula si sono avvicendati numerosi testimoni (compresa la donna proprietaria dello stabile) ed anche consulenti tecnici delle parti, chiamati ad esaminare l’immobile situato ad Aosta, raggiungendo conclusioni divergenti sullo stato di avanzamento delle opere (svolti per una percentuale non difforme dalla cifra ricevuta dalla coppia, secondo l’esperto nominato dalla difesa, e pressoché inesistenti per quello incaricato dalla donna, costituitasi parte civile nel procedimento con l’avvocato Valeria Fadda).

Nella discussione finale, lo scorso 28 gennaio, il pm Ceccanti aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione ognuno per Filice e Nuhu. Il difensore Trevisan, nella sua arringa, aveva definito quella dell’accusa “una ricostruzione di fantasia”, eseguita da “un pm innamorato della sua tesi”. Il giudice Tornatore, nel sentenziare, ha anche disposto l’interdizione dei due imputati dai pubblici uffici per 5 anni.

Per l’avvocato Fadda, quello chiusosi stamane è “un lungo processo finito nel modo migliore, grazie soprattutto all’ottimo lavoro dei Carabinieri di Aosta, che sono prontamente intervenuti, e alla Procura”. “Resto convinto della buona fede e innocenza del mio assistito. – ha dichiarato invece il difensore Sapia – Attendiamo comunque il deposito delle motivazioni da parte del giudice e appelleremo senz’altro la sentenza”.

I guai giudiziari per Filice, tuttavia, non sono finiti. L’uomo è tra gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’udienza, in corso proprio oggi a Torino, per l’operazione Geenna. I pm della Dda gli contestano il concorso in tentata estorsione e la violazione delle norme sulle armi. Insomma, per il 52enne, non una giornata memorabile.

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