“Vivo lo sbilico e nello sbilico delle cose”. Va al flusso di coscienza di Alcide Pierantozzi, che conduce il lettore in un viaggio nelle sue psicosi e, in fondo, nella fragilità umana, la seconda edizione del Premio letterario Valle d’Aosta. Pubblicato da Einaudi, Lo sbilico affronta il tema della malattia mentale dell’autore, che è al contempo narratore del romanzo.
La precisione del caos: Alcide Pierantozzi racconta “Lo sbilico”
Questa la motivazione della giuria, guidata da Paolo Giordano (presidente), Laura Marzi, Stefano Petrocchi, Veronica Raimo e Simonetta Sciandivasci:
“Com’è possibile raccontare sé stessi quando si è in preda ad allucinazioni costanti? Come si analizza la sofferenza psichica dall’interno della psiche che soffre? Per riuscirci, Alcide Pierantozzi ha dovuto reinventare niente meno che l’italiano, farlo suo e soltanto suo, mescolando la tradizione novecentesca a un’autofiction vertiginosa, la massima sapienza stilistica a una spregiudicatezza quasi anarchica.

Dentro lo “sbilico” tutto è teso fino al punto di rottura, e oltre: la velocità dei pensieri, i muscoli in palestra, il vocabolario. Il risultato è un viaggio a occhi sbarrati nella perdita di sé, lucido eppure carico di commozione, reso possibile solo dalla letteratura, e che quindi celebra la letteratura stessa.
Se ha ancora senso parlare di canone, noi crediamo fermamente che Lo sbilico entrerà a far parte del canone di questo millennio. Che questo romanzo sia un punto di non ritorno sul racconto della mente, della sua vastità e della sua ambivalenza; un racconto in cui la minaccia della malattia finisce per coincidere, proprio attraverso la scrittura, con l’unica possibilità di salvezza”.
Pierantozzi, presente oggi al Teatro Splendor per la premiazione, è anche in corsa per il Premio Strega 2026: dopo la dozzina annunciata nei giorni scorsi, a giugno sarà resa nota la quindicina dei finalisti.

La giuria popolare, composta da 100 grandi lettori valdostani, ha invece assegnato una menzione speciale al romanzo di Giulia Scomazzon, 8.6 gradi di separazione (Nottetempo), che affronta il tema dell’alcolismo.
“Alice è un interrogativo sulle dipendenze”: Giulia Scomazzon racconta “8.6 gradi di separazione”
Nelle scorse settimane erano già stati annunciati altri riconoscimenti: la menzione opera prima a Paulina Spiechowicz per Mentre tutto brucia (Nutrimenti) e la menzione speciale per la saggistica, dedicata al tema del confine, a Linda Laura Sabbadini per Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia (Marsilio).
“Questo Premio ha saputo ancora una volta attrarre in Valle d’Aosta voci autorevoli della letteratura contemporanea, che hanno trovato nel nostro territorio uno spazio di confronto e di incontro con i lettori. – sottolinea l’assessore all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie Erik Lavevaz. – Perché il tempo della lettura non è tempo sottratto alla nostra vita frenetica, ma aggiunto per coltivare una profondità di pensiero oggi indispensabile”.
Assieme a Lo sbilico di Pierantozzi e a 8.6 gradi di separazione di Scomazzon, la Giuria aveva individuato fra i finalisti anche Donnaregina di Teresa Ciabatti.

2 risposte
Sono d’accordo con il sig.Roberto. Anche io ho fatto parte della giuria popolare e anche io ho notato questa stonatura all’interno di un evento peraltro molto ben organizzato.Visto che gli altri due autori avevano avuto le loro gratificazioni (la Scamozzon ha vinto il premio della giuria popolare e Pierantozzi il super premio),forse sarebbe bastato un mazzo di fiori da offrire alla signora Ciabatti e sarebbero stati contenti tutti.Un’occasione di gentilezza persa,peccato…
Ho fatto parte della giuria popolare e sono rimasto molto male nel vedere premiati solo due dei vincitori, per il prossimo anno suggerisco di assegnare un riconoscimento anche a chi dei tre, come quest’anno la signora Ciabatti, non viene premiato né dalla giuria popolare né da quella letteraria. Ho visto negli occhi dell’autrice molta delusione, certe cose gli organizzatori dovrebbero evitarle se avessero un po’ di sensibilità e delicatezza, che questa mancanza non è un bel biglietto da visita per la Valle d’Aosta.