Al via un corso di Patois gratuito promosso dal Comune di Aosta e dal BREL

Le lezioni in programma ogni mercoledì dalle ore 18 alle ore 20 per 15 appuntamenti a partire dal 3 dicembre.
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Cultura

Chi vuole imparare o riscoprire il patois avrà un nuovo appuntamento fisso in città: da dicembre il Comune di Aosta attiverà un corso gratuito di lingua francoprovenzale aperto a chi desidera avvicinarsi a questo patrimonio linguistico o consolidarne le basi.

Il corso è promosso dall’amministrazione comunale su proposta dell’assessorato regionale Istruzione, cultura e politiche identitarie tramite il Bureau régional Ethnologie et Linguistique (Brel) che finanzia l’iniziativa sostenendo le spese di docenza. Le lezioni si svolgeranno fino alla fine di marzo 2026.

A tenere il corso sarà Elena Chenal, iscritta al registro regionale per esperti in francoprovenzale. Il livello sarà “Débutant” o “Approfondissement”, in base al profilo linguistico delle persone che si iscriveranno.

Le lezioni si terranno ad Aosta, nei locali della scuola di viale della Pace dell’istituzione scolastica “Luigi Einaudi”, ogni mercoledì dalle ore 18 alle ore 20. Il ciclo prevede 15 appuntamenti a partire dal 3 dicembre.

La partecipazione è gratuita. Le iscrizioni sono aperte fino al 24 novembre e vanno effettuate esclusivamente via posta elettronica, scrivendo all’indirizzo cultura@comune.aosta.it.

«L’appuntamento con i corsi di patois – dichiara l’assessora all’Istruzione, Alina Sapinet – è un’attività di grande rilevanza che l’amministrazione da alcuni anni porta avanti con passione per valorizzare e promuovere la nostra cultura. Soprattutto in città il rapporto con il francoprovenzale è più difficile perché sono sempre meno le persone che praticano il patois nella vita di tutti i giorni e tramandano la lingua ai figli. Per questo motivo è lodevole l’impegno che il Brel attua quale presidio di conoscenza e di diffusione del sapere per scongiurare il rischio di perdere identità e ricchezza culturale».

Sulla stessa linea l’assessore regionale all’Istruzione, cultura e politiche identitarie, Erik Lavevaz: «I corsi di patois sono un’occasione di scoperta e approfondimento verso il patrimonio culturale valdostano: come ogni lingua locale il francoprovenzale si è sviluppato a immagine e somiglianza della comunità che lo ha usato per secoli. Abbiamo la fortuna che questo plurilinguismo sia ancora vivo e vivace in Valle d’Aosta speriamo che questa opportunità formativa possa raggiungere chi è incuriosito così come chi vuole arricchire le proprie conoscenze».

7 risposte

  1. Non vedo perché studiare il Patois sia da menti ristrette… Io spero di poterci andare. Poi ci sarebbero altre lingue da studiare come il Catalano, il Gaelico, il Corso, il Sardo, il Friulano, l’Arbesch e tante altre ma noi rimaniamo bloccati su Inglese, Francese e Russo.

  2. Il Comune di Aosta ha gli orizzonti un po’ ristretti, c’è un mondo al di là delle montagne!

    1. E per questo ha gli orizzonti ristretti? Perché organizza un corso di patois, dialetto della propria regione?
      Orizzonti ristretti perché non lascia perdere le radici, unico strumento per arrivare saldi al futuro?

      Ignorante e illetterata

    2. Non vedo perché studiare il Patois sia da menti ristrette… Io spero di poterci andare. Poi ci sarebbero altre lingue da studiare come il Catalano, il Gaelico, il Corso, il Sardo, il Friulano, l’Arbesch e tante altre ma noi rimaniamo bloccati su Inglese, Francese e Russo.

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