‘Augusta fragmenta’ unisce il rinascimento fiorentino e l’epoca romana

La principale tra le mostre estive regionali propone capolavori di Botticelli, Giambologna, Lippi, Ghiberti e altri, provenienti dalla Galleria degli Uffizi di Firenze. Spazio anche all'arte contemporanea, all'archeologia, satira politica e fotografie.
La conferenza stampa di presentazione
Cultura

Il rapporto tra storia e arte, e in particolare tra l’antichità romana e la sua rilettura operata, nel ‘300, ‘400 e ‘500, da alcuni tra i più grandi pittori italiani, come Giambologna, Sandro Botticelli, Filippo Lippi, Lorenzo Ghiberti e Arnolfo di Cambio, è al centro della mostra “Augusta fragmenta”, la principale tra quelle organizzate per la stagione estiva dall’Assessorato regionale alla Cultura.

Il “pezzo forte” dell’esposizione sarà 'L'Annunciazione di San Martino alla Scala”, proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze. L’affresco, trasportato ad Aosta in due pezzi, sarà esposto al museo archeologico di Aosta dal 19 giugno al 26 ottobre assieme alle altre opere.
Parte della mostra si svilupperà nel Criptoportico forense e nell’area del teatro romano, dove troveranno posto statue e resti di antiche vestigia, simili a quelle che hanno ispirato gli artisti del rinascimento.
Questa scelta tematica è legata al leitmotiv della stagione culturale, che quest’anno è l’epoca romana.
Infatti, a partire dal 13 giugno, e per un anno intero, presso il museo archeologico regionale troverà spazio un singolare percorso di visita, intitolato “Agli dei Mani. Da una necropoli romana di Augusta Pretoria”.

Le quaranta opere proposte non si limitano a descrivere gli usi legati, ad esempio, al culto delle anime dei trapassati, ma sono accostate sulla base di un canovaccio ispirato all’oltretomba descritto da Virgilio, e suddiviso in ‘Vestibolo’, dove sono raccolte le passioni funeste, il dolore, la malattia, la guerra, ma anche i piaceri dei sensi, ‘Antinferno’, per i suicidi per amore, i condannati a morte e in generale i deceduti per morte violenta, e ‘Tartaro’, dove risiedono le anime dei dannati.
Un viale delle anime, corredato di iscrizioni pungenti ed aforismi latini, accompagnerà i visitatori verso la fine della prima parte del percorso.
La seconda parte della mostra abbandona la suggestione dell’inferno virgiliano. Gli spettatori potranno raccogliere informazioni dettagliate sulla necropoli romana di Saint-Martin-de-Corléans, dove sono state ritrovate recentemente cinque tombe, una delle quali è accompagnata da un ricco corredo in ottimo stato di conservazione.  
 
Nell’attesa, la prima delle mostre estive regionali, dedicata alle opere di Franco Grobberio, è già stata inaugurata, a marzo. Gli acquerelli e le tele del pittore valdostano, esploratore dei temi legati al viaggio interiore e al sogno, potranno essere ammirati gratuitamente fino al 21 settembre, all’interno della saletta della chiesa di San Lorenzo, di fronte alla chiesa di Sant’Orso.
 
La data del 25 aprile, anniversario della Liberazione, è stata invece significativamente scelta per l’inaugurazione della mostra “Il sorriso graffiato”, che fino al 21 settembre proporrà uno sguardo differente sull’epoca fascista. Trecentocinquanta disegni satirici, esposti all’interno del castello di Ussel di Chatillon, ripercorreranno con sagacia le infelici “tappe” del percorso che dalla marcia su Roma portò alla dittatura fascista, senza dimenticare fenomeni quali il colonialismo, il razzismo, la propaganda nazista e la costituzione della repubblica di Salò. Non mancheranno alcune tra le matite più celebri e irriverenti del periodo, come quelle di Giuseppe Scalarini, Atalo, Bernardo Leporini e Giuseppe Novello.  
 
Al centro Saint Bénin, invece, sarà protagonista, a partire dal 29 maggio, l’arte contemporanea. Maurizio Cattelan, Damien Hirst, Giuseppe Gabellone, Matthew Barney e Shirin Neshat sono i più noti tra gli artisti che esporranno ad Aosta le proprie creazioni, provenienti dalla collezione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Tante opere differenti, per materiali e concezione, sono legate al tema conduttore dell’alchimia, metafora del complesso rapporto che lega artista e opera, idea e materia nel processo creativo. L’“Alchimia dell’arte contemporanea” resterà aperta fino al 5 ottobre.
 
A giugno, infine, i riflettori si accendono sulla fotografia, e su due esposizioni a lei dedicate.
La prima “Réflexions dans les chambres d’André Villers – il fotografo di Picasso, i volti della cultura del novecento” apre il 6 giugno e si chiude il 5 ottobre, nella sala dell’Hotel des Etats. Villers, autore di straordinari ritratti, restituisce l’immagine di una stagione importante della cultura internazionale, gravitante attorno a Parigi e ai suoi artisti e intellettuali, come Jacques Prévert , Simone de Beauvoir, Joan Mirò, Marc Chagall, Le Corbusier, Max Ernst, e soprattutto Pablo Picasso, al quale sono state scattate numerose e celebri foto.
 
E’ un valdostano invece l’autore degli scatti presentati, dal 4 giugno al 28 settembre, nella sala espositiva della biblioteca regionale. Diego Cesare ha puntato l’obiettivo del suo banco ottico verso i luoghi dove il metallo, plasmato dall’uomo per l’uomo a fini industriali, dà forma e sostanza alle idee e al lavoro. La mostra, “Riflessi di ferro”, presenta  istantanee di officine, laboratori, hangar, centrali, stampate a mano su carta baritonata.

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