Corrado De Benedetti presenta ad Aosta il suo ultimo volume

La conferenza sarà il 9 maggio prossimo alle 17,30 nella saletta delle conferenze di palazzo regionale, ad Aosta. Un volume che vuole raccontare lo Stato ebraico dopo la deriva del sogno in 'Eretz Israel', la Terra d'Israele.
La copertina del libro di Corrado Israel De Benedetti edito da Le Château
Cultura

Sarà ad Aosta il 9 maggio prossimo Corrado Israel De Benedetti, per presentare il suo ultimo libro edito da Le Château. L’appuntamento è in programma alle 17,30 nella saletta delle conferenze di palazzo regionale, ad Aosta. Una seconda presentazione, invece, è prevista domenica 11 maggio ore 11,00 presso lo stand della Valle d’Aosta al Salone del libro di Torino.

Yeled Chuz, Michal e Nur, Sui campi di cotone sono i titoli dei tre racconti che vogliono presentare Israele ‘dopo’. Il dopo è il ritorno alla Terra promessa sulla spinta della dottrina sionista. Ed è il dopo gli anni eroici della realizzazione dei kibbuzim e il dopo lo sterminio della Seconda guerra mondiale. Dopo la creazione dello Stato di Israele. Da quel momento tutto poteva sembrare più facile, le drammatiche esperienze vissute dal popolo ebraico sembravano aver forgiato una generazione di uomini e donne pronti e determinati, capaci di respingere qualsiasi attacco,  capaci di percorrere la difficile strada della pacifica convivenza con i popoli vicini. Con questo volume, però, si può scoprire che non è così. Israele affronta oggi la sua battaglia più pericolosa e difficile perché i problemi nascono ora dal suo interno.

Corrado Israel De Benedetti, nato a Ferrara nel 1927 da una famiglia ebraica della borghesia ferrarese, dopo la guerra entra nel movimento Hechaluz che organizza i gruppi di giovani ebrei che vogliono emigrare in Palestina.
Nel 1949 si trasferisce in Israele e giunge nel kibbuz di Ruchama nel Neghev settentrionale partecipando alla sua costituzione e dove vive tuttora. All’interno del kibbuz ha ricoperto vari incarichi a livello direttivo. È stato più volte invitato in Italia e all’estero come rappresentante del movimento kibbutzim di cui è sempre stato un testimone onesto e coraggioso.

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