Scrivere o leggere per liberarsi dai propri incubi o quanto meno per guadagnare un po’ di terreno nell’allontanarsene. La scrittura diventa una corsa disperata verso la mèta della sopravvivenza, lottando in una realtà che non ha neppure quel minimo di patina borghese di senso della vita. E ti fa partecipe di una sottile e convincente follia, capace di ridere di tutto quanto avviene nella vita del protagonista. Di follia parla anche lo pseudonimo che l’autore ha scelto, Augusten Burroughs, pur non essendo parente della leggenda della Beat generation, William Burroughs, “il prete”.
Il sospetto iniziale, nel prendere in mano questo libro, è che ci si avventuri in un percorso psicoterapeutico dell’autore, che ha vissuto per tutta l’infanzia e l’adolescenza in una gabbia di matti e che si ispira a fatti autobiografici per narrare la storia: esperienze estreme, come il doversi trasferire nella famiglia, fuori dagli schemi, di un improbabile psichiatra, dopo che la madre, alcolizzata e aspirante suicida, abbandonata dal marito violento, ha dato fuoco alla casa; oppure la vita sessuale dissennata dei personaggi implicati nella sua vita, lui compreso, tutti alla ricerca disperata di amore e per questo pronti a qualunque esperienza.
Eppure tutto questo non riguarda solo Augusten, autore e protagonista reale della vicenda narrata, trascina anche il lettore ad abbattere gli schemi in cui, in una vita “normale”, si rinchiude il senso della vita, per timore di smarrirlo prima ancora di averlo trovato.
Titolo: Correndo con le forbici in mano
Autore: Augusten Burroughs
Editore: Alet
Anno: 2007
Prezzo: 14,00 euro
A cura di Filotea libreria cattolica editrice – Aosta (filotealibreriaeditrice@tin.it)