Dal ponte romano alla Seconda Guerra Mondiale, a Pont-Saint-Martin si viaggia nel tempo

Ieri, venerdì 18 agosto, ciceroni e teatranti hanno accompagnato i presenti lungo un suggestivo tour serale alla scoperta di personaggi, luoghi e storia dell’ultimo borgo della bassa Valle.
Il ponte romano a Pont-Saint-Martin - visita Pont-Saint-Martin
Cultura

Nella magica serata estiva di ieri, venerdì 18 agosto, Pont-Saint-Martin ha varcato i confini spaziali e temporali grazie ai suggestivi tour guidati organizzati dall’associazione Visit Pont-Saint-Martin in collaborazione con il Comune e l’Office régional du tourisme. Con l’accompagnamento di preparati ciceroni e l’animazione curata da teatranti e commercianti locali, è stato possibile compiere un salto indietro alla scoperta dei luoghi e dei personaggi che hanno scritto la storia del borgo.

“Il ponte del paese presenta un’architettura a ghiera molto elastica che gli ha permesso di sopravvivere a guerre e intemperie nel corso secoli – ha spiegato la guida Alessio Agnesod -. Una volta costruito, esso è oggetto di rituali religiosi finalizzati ad assicurarsi la benevolenza degli dei”.

L’itinerario di “Pont-Saint-Martin viaggia nel tempo” si è poi spostato lungo la via intitolata a San Giacomo, un tempo tappa del Cammino di Santiago De Compostela nonché teatro del grave bombardamento datato 23 agosto 1944: con tutta probabilità, tale ferita inferta a tutta la regione è, come spiegato, frutto di un errore che portò a bersagliare il centro abitato al posto del ponte la cui distruzione avrebbe impedito la ritirata dell’esercito nazista.

“Pont-Saint-Martin viaggia nel tempo”
“Pont-Saint-Martin viaggia nel tempo”

“Nel 1883 il dottor Annibale Baraing fa costruire un castello in chiave neogotica che sormontasse l’intero borgo, una residenza dotata del suo proprio stemma nobiliare in piena mentalità da Ancien Régime – ha continuato Agnesod, dopo aver condotto i presenti lungo i 110 gradini del Sentiero di San Giacomo -. Alla sua morte, tre anni dopo la costruzione della dimora, la consorte Delfina Bianco ne eredita tutti i beni, che poi lascia in dono alla comunità nel 1932 per mancanza di figli sopravvissuti”.

Ammirato il municipio di Pont-Saint-Martin, ex sede della Villa dei Baroni Peccoz, nonché la vista sull’ampio abitato, la visita guidata si è spostata alla Chiesa di Fontaney, costruita su modello della Chiesa gentilizia di Aosta: nonostante le polemiche mosse dall’allora parroco di Donnas, la consacrazione a parrocchia del 1914 nonché la creazione del correlato cimitero porta alla nascita della comunità del paese e alla sua separazione da quello limitrofo.

Dopo aver ascoltato le vicende legate alla centrale Piazza 1º maggio, data della liberazione del comune dall’invasione nazista, e aver assistito allo sketch dinnanzi alla Chiesa di San Lorenzo, “Pont-Saint-Martin viaggia nel tempo” si è concluso con un sopralluogo alle facciate esterne e alle stanze interne de L’ Castel.

La chiesa di San Lorenzo a Pont-Saint-Martin
La chiesa di San Lorenzo a Pont-Saint-Martin

“Date le diatribe tra i due Signori di Bard Ugo e Guglielmo per l’ottenimento esclusivo del territorio di Bard, un feudo importante che nel tempo aveva reso molti proprietari ricchi per via del pedaggio che i passanti erano costretti a pagare, il vescovo di Ivrea intercede e divide le Signorie affidando quella del paese proprio a Guglielmo, che vi si insedia facendo costruire la residenza – ha concluso Agnesod -. Questa è stata negli anni sottoposta a un intenso lavoro di restauro, reso se vogliamo ancora più complesso a causa della privatizzazione degli spazi che ha portato i padroni a coprire affreschi e a trattarne la dimora come una qualsiasi casa”.

Una risposta

  1. Grazie alla simpatica autrice per il bell’articolo, l’ho letto con piacere, questi elementi di storia sparsi in modo lieve e senza annoiare il lettore sono veramente gradevoli. Solo una piccolissima osservazione: è come se ci fosse una specie di ritrosia al momento di dire che il bombardamento di Pont Saint Martin è stato opera degli americani, come se nel sentimento comune non si volesse attribuire loro questa responsabilità, penso che dovremmo liberarci da questa difficoltà, mi dicono che sono fissato ma da appassionato di storia ritengo che sulla guerra civile ci sia un gran bisogno di chiarezza. Grazie comunque per il suo piacevolissimo scritto.

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