Finalista del Premio Letterario Valle d’Aosta e nella dozzina finale delle opere candidate al Premio Strega, Teresa Ciabatti con il suo “Donnaregina” (Mondadori) arriva in Valle d’Aosta sabato 11 aprile alle 15 alla biblioteca regionale Bruno Salvadori. L’incontro, moderato dalla giornalista Simonetta Sciandivasci, sarà accompagnato dagli interventi musicali a cura di Tamtando insieme a Paola Corti.

L’intervista a Teresa Ciabatti
Quando ha capito che questa storia sarebbe diventata un romanzo e non un reportage?
Dopo aver scritto per intero la vita del superboss, rileggo e sento che è solo esposizione di fatti, manca il sentimento. Serviva un altro polo del racconto, un personaggio che attraversasse la materia insieme al lettore: da qui è nata la protagonista, una giornalista scrittrice, borghese, cinquantenne che non sa niente di camorra. Di sicuro mi ha aiutato la lettura di Curzio Malaparte, La pelle, dove lui entra a Napoli da straniero. Anche la mia protagonista parla di Napoli e di criminalità da straniera, di più: da abusiva.
E quando che il legame tra Misso e la narratrice, anche attraverso i figli, era il cuore del libro?
L’unico punto di contatto tra il boss e la protagonista è la genitorialità. L’anomalia è che in questo ruolo, l’essere padre, il superboss è molto più avanti della scrittrice borghese e privilegiata: lui ha visto e accettato il figlio/a reale già da tempo, addirittura attraverso una presa di posizione pubblica durante un processo dove gli antagonisti tentano di screditarlo in quanto “lui ha un figlio ricchione” (testuale). Peppe Misso si alza in piedi e dice: “sì, signor Giudice, mio figlio è omosessuale, che male c’è?”. La protagonista invece, almeno in principio, è ancora lontana dalla verità della figlia.
Secondo lei la protagonista vuole davvero capire Misso o sta cercando di capire se stessa?
Il libro cambia forma lungo la strada. All’inizio la protagonista è davvero interessata al superboss, e il romanzo ha le caratteristiche di un libro di camorra. Ma poi, proprio indagando su Misso che le rimanda indietro frammenti di sé come la genitorialità, la scrittrice si accorge che ciò che le sta veramente a cuore è altro, e riguarda se stessa. Il momento in cui questo diventa esplicito è a Napoli, quando lei è sulle tracce del figlio del boss. Qui accade il disvelamento, cambia l’oggetto della sua indagine insieme al genere del romanzo che da storia di camorra (seppur con delle interferenze personali che preannunciavano il ribaltamento) si trasforma in storia familiare e intima. Qui la scrittrice capisce che non sta cercando il figlio del boss ma sua figlia, chi è la ragazzina di tredici anni che lei ha sempre pensato forte e al sicuro.
Nel libro mette in dubbio l’idea di “mostro”: è più difficile per il lettore accettarlo o per lo scrittore raccontarlo?
Per me contava riuscire a fare una racconto anti epico. L’epica, anche del male, è comunque una celebrazione. La riduzione a essere umano – essere umano come tanti – significa rimpicciolire la figura di eroe, positivo o negativo che sia.
Oggi è rischioso umanizzare chi è legato alla criminalità senza giustificarlo?
Umanizzare non è cogliere i lati di bontà. Umanizzare è mostrare la dimensione di normalità, smitizzare. Ridimensionare, rimpicciolire appunto.
Negli incontri con Misso ha mai avuto paura? E se sì di cosa?
Nessuna paura.
Il rapporto tra genitori e figli è centrale: cosa la colpisce dei giovani di oggi?
Il desiderio di sparire.
Ha trovato più difficile capire il mondo della camorra o quello degli adolescenti?
Per la mia protagonista sono entrambi mondi estranei. A un certo punto però la scrittrice sente più urgente, per chi è lei, per il contributo che può dare, capire il mondo degli adolescenti.
In che misura questa esperienza così terribile l’ha coinvolta direttamente?”
Ho sempre avuto un grande interesse per gli adolescenti: la fatica di trovarsi, i tentativi a vuoto. Tuttavia oggi, avendo una figlia adolescente, vedendo i suoi amici e non solo, è cambiato il mio punto di osservazione: mi ritrovo testimone diretta. Anch’io, come la protagonista del libro, ho visto tardi la paura di questa generazione.
Guardando alla sua produzione letteraria, come è cambiato il suo modo di scrivere e affrontare temi complessi?
Sono invecchiata. La foga della giovinezza è alle spalle.
