E’ giallo sul telegramma inviato dal Ministero sullo sciopero del pubblico impiego della Sanità

In un telegramma del Ministero inviato all'Assessorato alla Sanità si comunicava la revoca e allo stesso tempo la conferma dello sciopero del 7 e 14 novembre. Guichardaz: "Leggerezza o strategia per creare confusione tra i lavoratori?".
Ospedale Umberto Parini di Aosta
Cultura, Economia
Un fatto a nostro parere gravissimo, che avrà probabili conseguenze a livello nazionale e regionale” così Jean Pierre Guichardaz, segretario della Funzione pubblica della CGIl, definisce il telegramma trasmesso dall'Assessorato alla Sanità all'Azienda USL, a firma del direttore generale del Ministero della salute, Dott. Giovanni Leonardi, datato 4 novembre, e relativo allo sciopero proclamato per la giornata di oggi, venerdì 7 novembre.
Il telegramma – afferma Guignardaz – riporta che la CGIL FP avrebbe comunicato la revoca dello sciopero del 3 – 7 – 14 novembre e, subito dopo precisa che la stessa CGIL – FP e il sindacato autonomo FLP confermano lo sciopero del 3 – 7 – 14 novembre!!!”. Da quanto evidenziato dal sindacalista “La comunicazione, che ha carattere istituzionale, ha rischiato di ingenerare un gravissimo equivoco: se l'USL avesse diffuso il testo del telegramma in molti avrebbero potuto fraintendere alimentando l'idea che la CGIL (unica organizzazione sindacale che ha sempre convintamente sostenuto le ragioni della protesta) avrebbe revocato lo sciopero ad un giorno dalla mobilitazione”.
La polemica avanzata dal rappresentante valdostano della FP CGIL rispetto all’accaduto si concentra, inoltre, sul fatto che i funzionari dell'Assessorato alla Sanità “non abbiano chiesto preventive informazioni al Ministero prima di inoltrare all'USL il testo del telegramma con l'evidente incongruenza”.
Ci sarà tempo e modo per individuare le responsabilità – conclude Guichardaz – e per capire se trattasi di leggerezza (inammissibile in una comunicazione istituzionale di tale portata) o se è stata volutamente messa in atto una strategia per creare confusione nell'opinione pubblica e tra i lavoratori”.

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