Il Tusco riparte da un veleno come antitodo in musica alla quarantena

Diego Tuscano esce con un nuovo singolo insieme a Mao, ma non si ferma e cala un asso di bastoni con una nuova formazione: Capitan Bavastro e i Pallidoni
Mao e Il Tusco
Cultura

Un lockdown, i cambiamenti della vita e sempre la musica a fare da sfondo alle scelte e alla coerenza artistica.

Il Tusco mette a segno un’altra produzione e in cantiere ha diversi lavori con chi storicamente lo ha accompagnato nel suo percorso in musica. È uscito il 15 dicembre “Velenosa”, il singolo che Il Tusco ha registrato con Mao (storico musicista torinese con cui Diego Tuscano ha già collaborato diverse volte in passato), un inno al momento storico, a una donna, a un ricordo, a tutto quello che ognuno potrà vedere in questa insidiosa e subdola creatura “felice quando menti”.

La produzione, a cura di Corto Corto Studio di Torino, ha avuto una genesi naturale, i due artisti sono da sempre complementari come tessere di un puzzle armonico, ma la sua lavorazione si è complicata a causa del lockdown e delle varie chiusure: “Appena io e Mao abbiamo avuto un momento per poterci vedere – racconta Diego Tuscano -, abbiamo utilizzato quella finestra di tempo e abbiamo registrato. Eravamo già pronti a febbraio per registrare e poi questo momento ha spazzato via tutto. Il testo era già pronto, era qualcosa chiuso da tempo in un cassetto, che però doveva essere concretizzato e con Mao questo è sempre possibile perché condividiamo un amore vero per la musica e per i progetti che immaginiamo”.

Capitan Bavastro e i Pallidoni
Capitan Bavastro e i Pallidoni

Il Tusco decide di registrare in un luogo magico, lontano da tutto ciò che la frenesia del mondo rosicchia, mangia e poi sputa: a Grun, una frazione sopra l’abitato di Saint-Vincent, immerso tra una natura quasi incontaminata e poche case, un vicinato che è diventata una grande famiglia in tempo di lockdown: “Qui siamo in 25, praticamente nel periodo più brutto siamo diventati quello che si potrebbe definire un grande nucleo famigliare e questo per lavorare alla musica e alle parole aiuta molto, perché permette di concentrarsi e lavorare al meglio. Quando Mao è salito con uno studio di registrazione portatile praticamente abbiamo provato di nuovo e poi abbiamo deciso di mettere tutto in ordine e il risultato è stato incredibile nonostante non fossimo in uno studio normale, ma quasi nella natura”.

Il singolo, che al primo ascolto sembrerebbe raccontare di una donna particolarmente crudele e senza pietà, è in realtà diventato anche un inno al momento storico, che, come una donna che non guarda in faccia nessuno per il proprio compiacimento, spazzando via tutta la normalità e la felicità della quotidianità, preferendo il veleno e l’obiettivo personale.

Capitan Bavastro e i Pallidoni
Capitan Bavastro e i Pallidoni

E mentre il singolo è già disponibile su tutte le piattaforme digitali, Il Tusco continua parallelamente diversi progetti con gli storici di sempre: Stefano Trieste, Florian Bua e Marc Magliano, oltre che con una new entry di tutto spessore, Matteo Bavastro, che accompagna la formazione in un cantiere musicale interessante e nuovo come “Capitan Bavastro e i Pallidoni”: “Si era creata una situazione quasi per gioco in estate, poi ci siamo resi conto che avevamo del gran materiale e abbiamo iniziato a lavorarci come si deve. Vorremmo registrare da Mao a Torino, al Corto Corto, si chiuderebbe un cerchio per me in qualche modo e con le liriche di Matteo devo ammettere che questo progetto mi prende tantissimo, soprattutto perché finalmente posso essere interprete e per me è una nuova avventura che inizia”.

I brani, scritti da Bavastro, vengono quindi interpretati da Il Tusco e sono il risultato di un’esigenza: “Decido di mettere la mia voce al servizio delle idee altrui, finalmente sono riuscito a trovare un progetto che mi prenda in maniera diversa e che mi dia l’opportunità di fare qualcosa senza paura: interpretare. Inoltre, con i musicisti che compongono il gruppo c’è un’affinità e un legame professionale e umano che mi permettono di vivere l’esperienza al massimo”.

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