Inaugurato il parco archeologico di Saint-Martin de Corléans. “Ora inizia la vera sfida”

L'area megalitica che sarà aperta al pubblico da domani presenta un viaggio a ritroso nel tempo di 6000 anni fa all'interno di 9.821 metri quadrati, coperti dalla grande struttura realizzata a protezione degli scavi.
L'Area Megalitica di Saint-Martin-de-Corléans
Cultura

"Oggi non è un punto di arrivo ma un vero punto di partenza perché è proprio oggi che parte la vera sfida". Era il 1969 quando scavando le fondamenta di nuovi condomini alla periferia di Aosta una ruspa urta una lastra posta a coperchio di una tomba, presto identificata come una stele antropomorfa. Inizia così un lungo lavoro di progetti, scavi e cantieri che oggi si è svelato al pubblico. Intorno alle 12 l’Assessore regionale alla Cultura, Emily Rini, con il Presidente della Regione, Rollandin e il Sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni hanno tagliato il nastro del Parco e Museo Archeologico di Saint Martin de Corléans: il grande sito megalitico, uno dei più interessanti d’Europa.

"Questo sito – dice poco prima Emily Rini – potrà anzi dovrà diventare un nuovo volano di slancio per il turismo culturali e da qui potranno partire percorsi che valorizzeranno i nostri numerosi monumeti che caratterizzano la regione e la città di Aosta. Qui si presume che sia nata la storia della Valle d’Aosta ma sperimano che oggi da qui nasca anche una nuova storia per la nostra regione".
L’area megalitica che sarà aperta al pubblico da domani presenta un viaggio a ritroso nel tempo di 6000 anni fa all’interno di 9.821 metri quadrati, coperti dalla grande struttura realizzata a protezione degli scavi. Parte dai momenti finali del Neolitico (fine del V millennio a.C.) comprende tutto l’Eneolitico (o Età del Rame) e attraversa quindi le successive Età del Bronzo, del Ferro e Romana, per giungere infine al Medioevo, quando venne costruita la chiesa di Saint Martin de Corléans.
Le testimonianze più antiche sono dei solchi: un’aratura rituale, che riporta l’orologio all’epoca dei riti fondativi con cui una comunità stabiliva un rapporto forte con un territorio, caricandolo di simbolismi.  La fase successiva è datata circa mille anni dopo: tra l’inizio e la metà del III millennio a.C. sono stati innalzati 24 pali lignei allineati, forse dei totem, di cui restano solo le fosse di alloggiamento contenenti resti carbonizzati di larice e pino silvestre.
Un altro salto temporale, e si arriva all’epoca delle stele antropomorfe di pietra, oltre 40 lastre che riproducono uomini e donne, figure rese in maniera sintetica, con abbigliamento, ornamenti, armi. Successivamente l’area è trasformata da santuario in necropoli: le tombe di Saint Martin contengono resti di almeno una sessantina di individui, sia adulti, principalmente di sesso maschile, che bambini, inumati e cremati. Le architetture tombali sono diversificate. Tra le sepolture più imponenti, il dolmen che si erge su una piattaforma triangolare lunga 15 metri. La funzione funeraria viene mantenuta anche in epoche successive, con la realizzazione di tombe galliche e romane.

 

 

 

 

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