La maestria degli artigiani professionisti rapisce l’occhio e gli scatti dei visitatori

Sono tanti gli scultori che ogni anno sanno stupire il pubblico per la loro fantasia e la loro capacità di trasformare il legno in scene e sculture di grande suggestione. Un primo piccolo viaggio tra alcuni di loro.
Cultura

Un semplice pezzo di legno agli occhi di uno scultore professionista dice molte cose, racconta storie, regala immagini e intuizioni che solo chi ha imparato ad  osservare la natura fin da piccolo con pazienza sa cogliere. Con il tempo quello stesso scultore crea un rapporto inverso con la materia: un’idea arriva alla mente, si ferma, e l’artigiano cercherà allora il tronco o il pezzo di legno che meglio si renderà “malleabile” per trasformarla in realtà.

 Sono tanti gli scultori e gli artigiani che ogni anno sanno farci sognare con le loro opere, attirano la nostra curiosità e sanno lasciare il pubblico a porta aperta. Alle prime luci del giorno è facile capire dove si trovino, basta seguire i flash dei primi visitatori che si accalcano per immortalare per primi la maestria e il “savoir faire” artigiano che si declina in queste opere.

Tra i tanti che possiamo ritrovare in questa edizione non sfugge Giangiuseppe Barmasse, alle Porte Praetoriane di Aosta. Quest’anno a rapire lo sguardo è l’uomo in noce, in dimensioni reali, alto 1,70 m. “Rappresenta un uomo di una certa età – spiega Barmasse – molto vissuto, ma con mani ancora forti e robuste, abituate a lavorare, segnate dal lavoro, che portano un piatto di polenta”. La scultura racchiude l’essenza dell’uomo di montagna e in pochi elementi li riassume. 

Siro Viérin, a pochi metri, compisce come sempre per alcune opere. Tra queste non manca l’uomo che si taglia la barba con lametta e schiuma, la bacinella appoggiata accanto alla specchio su una sedia, i cui elementi richiamano la nostra Valle d’Aosta. Un richiamo quasi ad una vecchia immagine che molti hanno impressa nella memoria e che ritrae la stessa scena. Dietro, quasi una quinta teatrale, troviamo un grande pannello che ci riporta una scena agreste: un pastore con la mandria al pascolo in una classico paesaggio montano.

Massimo Clos ha fatto lo stesso lavoro di sintesi, racchiudendo in un unico pezzo alto circa 2 metri tutti i simboli e i momenti che raccontano la Valle d’Aosta. Li ritroviamo scolpiti nel legno in una sorta di “spirale della memoria” che riporta in cime le montagne valdostane, la flora, gli animali, l’arrampicata, la raspa, per poi raccontarci la fede, con una classica chiesetta, la stalla e il nonno che racconta la vita di un tempo, il casaro, i maiali che richiamano il lardo di Arnad, e poi la raccolta delle mele, i carnevali con le landzette, l’Aosta romana e in fondo, a chiudere la scultura, la festa che ricompensa del duro lavoro, anche quello dello stesso Clos.

 

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