Oggetti d’arte e di design, idee, bozzetti, dipinti, manifesti, esperimenti di vario genere: l’opera e la figura di Franco Balan non si possono classificare in un genere solo o riassumere in poche parole. A parlare per lui c’è la sua sterminata produzione artistica, che dagli anni cinquanta ad oggi racconta un punto di vista mai banale, attraverso una ricerca espressiva frutto di una creatività instancabile.
Grafico di professione, ma sperimentatore per temperamento, Balan si è affermato non solo realizzando progetti nazionali e internazionali, ma anche conquistando vari riconoscimenti, come il primo premio dell’Onu per la Grafica dell’anno, nel ’78, il primo premio per il manifesto dei campionati mondiali di bob, nel ’75, il primo premio nazionale per il manifesto per il Trentennale della Resistenza, nel ’73 e il primo premio per i manifesto della Fiera di Sant’Orso, nell’86 e nell’88.
Per celebrare l’artista, il Centro Saint-Bénin di Aosta ospiterà, a partire da sabato 28 maggio, fino al prossimo 23 ottobre, una ricca selezione dei suoi lavori: la rassegna è organizzata in ordine cronologico, per evidenziare i mutamenti di stile, le influenze, e i paralleli cambiamenti attraversati dalla società.
L’esposizione riveste un’importanza che va al di là di quella ricoperta da una semplice mostra retrospettiva, destinata a illustrare i momenti salienti dell’evoluzione dell’artista. In cinquant’anni la comunità si è specchiata nei prodotti grafici e negli stili impiegati nella comunicazione visiva, e si è raccontata attraverso questi.
Le opere di Balan restituiscono il senso di questo lungo percorso, metabolizzato e trascritto in un codice visivo universale fresco e immediato, basato su colori accesi e assenza di profondità prospettica. In questi decenni i suoi lavori sono stati esposti in tutto il mondo, ma il legame con la sua terra d’origine è sempre stato molto forte.
Sono infatti più di tremila i manifesti disegnati per la Valle d’Aosta. I suoi disegni hanno promosso rassegne, festival e appuntamenti di vario tipo, e più in generale hanno tradotto in immagini decenni di vita valdostana, fotografando una società in continua evoluzione, dove l’iniziale vocazione agricola ha lasciato uno spazio crescente al settore turistico.
