“L’informazione on line e più in generale il mondo digitale è una realtà che si è affermata, sta vincendo e anche in futuro diventerà sempre più importante per tutti noi: inutile rispondere alla sfida lanciata dal digitale temendo questo mondo”. A non avere dubbi in proposito è il giornalista Luca De Biase, direttore di Nova, l’inserto del Sole24 ore, intervenuto ieri, giovedì 10 febbraio, alla Pepinières d’Entreprises di Aosta all’interno della rassegna “I dialoghi dell’innovazione 2011” ideata da Vallé d’Aoste Structure.
A Luca De Biase il compito di delineare lo scenario futuro per il mondo dell’informazione. La crescita esponenziale di internet, delle testate on line e dei blog costringerà l’informazione “di carta” a cambiare e a trasformare forma e contenuti. E in parte ciò sta già avvenendo. Nessun pericolo di estinzione, però, secondo De Biase. “Anche l’avvento della tv doveva soppiantare la radio: così non è stato, la radio si è trasformata, ha trovato una nuova collocazione e non è morta”.
L’immagine utilizzata dal direttore dell’inserto sulle nuove tecnologie è emblematico: “il mondo dei media è più simile di quanto si possa credere all’ecosistema, se intervengono grosse novità le specie che ci sono già si adattano”. E così nel giornale di carta è probabile che possano finire in futuro contenuti “preziosi”e di approfondimento tali da giustificare il costo molto alto di produzione della carta, il resto, dovrebbe finire sul web. Questa previsione tiene conto anche delle abitudini mediatiche degli italiani che dedicano solo 70 secondi al giorno alla lettura di una testata on line e 30 minuti al giornale di carta.
Nell’ecosistema informativo descritto da De Biase cambiano velocemente i canali e i modi di fruizione delle notizie e dell’informazione. Ma “il giornale non è la sua carta” – titolo provvisorio del libro in uscita del direttore di Nova – segno che il ruolo dei giornalisti e delle redazioni non dovrebbe scomparire. “Nell’era digitale noi giornalisti, oltre a conoscere le nuove tecnologie, dobbiamo capire che non siamo più i detentori di un potere e di un’informazione altrimenti non accessibile. A noi compete il compito di servire il pubblico che ha bisogno di informazioni”.
