Mancano poche ore per il grande spettacolo che porterà sul palcoscenico di Aosta Classica, al Teatro romano, “Canto per il popolo ebraico massacrato”. Moni Ovadia, questa sera lunedì 14 luglio alle 21,15, torna in Valle con uno spettacolo che chiude la programmazione di Aosta Classica dedicata alla Resistenza e ai temi legati alla tragica esperienza della seconda guerra mondiale che ha avuto un appuntamento annuale, fra il 2005 e quest’anno.
Uno spettacolo che è stato messo in scena solo un’altra volta tre anni fa, in occasione della ricorrenza del sessantesimo anniversario della Liberazione.
Il «Canto per il popolo ebraico massacrato» si basa su un poema scritto dal poeta di origini bielorusse Yitzhak Katzenelson. La genesi dell’opera è quasi avventurosa: la Resistenza del ghetto di Varsavia chiese a Katzenelson di scrivere una testimonianza di quanto stava accadendo, essendo lui un letterato, e per questo fu portato fuori dal ghetto dall’organizzazione clandestina.
L’ebraismo polacco era allora lo splendore della Diaspora in Europa: tre milioni e cinquecentomila persone, tre milioni delle quali sono passate per il camino.
Riparò in Francia dove scrisse il suo poema. Venne poi arrestato e portato a un campo di raccolta: lì sotterrò il manoscritto davanti a testimoni. Uno di questi, sopravvissuto allo sterminio, poté ritornare sul luogo dove era stato sepolto il testo e ritrovare quindi il poema. Katzenelson morì ad Auschwitz.
Moni Ovadia ha ripreso soprattutto un canto dell’opera intitolato “I Cieli” che è un’invettiva durissima contro i cieli per la loro indifferenza, per non contenere quella promessa data ai tempi dell’avventura biblica. Ovadia lo ha combinato con altri frammenti del testo e con musiche; ne è nato una sorta di oratorio teatrale. I brani musicali sono originali del repertorio ebraico dell’epoca; sono tratte dal contesto della cultura yiddish che proprio in quella tragedia immane doveva conoscere la propria fine.
Il Canto è poesia di altissima qualità, ma è anche una poesia di atroce durezza. E’ un grido di dolore che ruota intorno ad una grande domanda, forse la più grande: com'è possibile che gli Dei del cielo abbiamo permesso tutto questo? Come può essere che Dio abbia lasciato sterminare un intero popolo e i suoi figli innocenti? "Ciascuno dei miei bimbi ammazzati può essere il loro Dio!", grida il poeta.