È difficile condensare secoli di storia in una lezione da 50 minuti. Eppure lo scrittore Nicola Lagioia, non solo ci prova ma ci riesce. Al pubblico accaldato del teatro Plus, in questa ultima giornata de La grande invasione, Lagioia regala un’appassionante riflessione tra storia e letteratura. Il tema? La guerra.
A partire dall’Iliade fino ad arrivare a Svevo, Lagioia traccia un percorso, un volo pindarico attraverso le parole di scrittori e scrittrici per osservare e interrogarsi sul perché gli uomini continuino a creare la guerra.
Come inizia la letteratura europea?
“Con una lite. Quella tra Achille e Agamennone per una donna. Un motivo di orgoglio e gelosia. Una lite che si inserisce all’interno di una guerra che viene combattuta per un’altra donna. Una ragazza. Una figlia sottratta a un padre. Un motivo umano. Non per mancanza di spazio vitale o perché un popolo vuole annientare un altro.” racconta risalendo alle radici della letteratura occidentale.
“Se ci spostiamo sulla Bibbia, troviamo una lite tra fratelli. Caino e Abele. Perché uno uccide l’altro? Per una questione di orgoglio e frustrazione. Dio preferisce le greggi di Abele al lavoro di Caino. Caino è colpevole, Dio imprime il segno. Caino è colpevole di una violenza non necessaria, ma è intoccabile. Si vuole andare contro la legge del dente per dente. La guerra è fondamentalmente inutile”.
Perché continuiamo a ricascarci?
“L’essere umano appartiene all’unica specie capace di organizzare la violenza collettiva. Nell’Impero romano la forza era una giustificazione al potere. Il più forte, vinceva. Ovviamente ci sono state correnti di pensiero che hanno messo in crisi questo sistema, senza mai rivoluzionarlo del tutto.
Poi è arrivato il cristianesimo e ha detto di porgere l’altra guancia e di amare il proprio nemico. All’interno dei Vangeli l’Impero romano è in una condizione di debolezza. Pilato davanti a Gesù non sa cosa fare. È un personaggio amletico.
Dopo ci sarà un’erosione del cristianesimo. Da porgi l’altra guancia diventerà abuso di potere. Ti colonizzo, ti massacro, compio stragi per il tuo bene.”
La violenza si continua a perpetrare, a cambiare sono le forme e le giustificazioni.

L’età moderna: due esempi di grandi scritture
Lagioia fa un grande salto temporale e dà un assaggio del cambiamento della percezione della guerra e del suo perché attraverso le penne di due grandi romanzieri: Hugo e Tolstoj.
Hugo, ne I Miserabili capisce la Storia è più interessante se raccontata non attraverso gli occhi di chi l’ha fatta, ma di chi la ha vissuta. Hugo crede anche in uno spirito della storia straordinario e progressivo. Se Napoleone ha perso a Waterloo è perché doveva andare così. “Era possibile che Napoleone vincesse quella Battipaglia? Hugo dice: rispondiamo di no. Si preparava una serie di fatti e per Napoleone non c’era più posto. Dava fastidio a Dio.
In Tolstoj c’è lo stesso principio di visione in Guerra e Pace, ma con un’incrinatura diversa. Per esempio la figura del principe Andrej Nikolaevič Bolkonskij è ambigua: da un lato è un giovane principe che crede di nobilitarsi attraverso la guerra, dall’altro, quando cade ferito in battaglia e si trova a guardare il cielo, capisce che sopra di lui c’è solo questo. “Tutto è vuoto, tutto è inganno fuori da questo cielo infinito. Ma anch’esso non esiste e Dio ne sia lodato- dice. Il dio di cui parla o non esiste o è indifferente o pensa che quello che sta accadendo su quel campo sia una macelleria insensata.
Svevo: la fine del mondo
Dopo aver tracciato un percorso sulla scrittura attorno alla Prima Guerra Mondiale, Lagioia dedica la sua attenzione a Svevo. Nelle ultime pagine de La coscienza di Zeno, Svevo cambia argomento e lascia da parte il romanzo borghese, la psicanalisi, il ritratto di un certo tipo di lavoro e di relazioni e prende parola come narratore. “Dice che la nostra specie è l’unica a costruire protesi. Come gli aerei, le macchine, gli occhiali. Un giorno un uomo occhialuto come tanti altri prenderà un esplosivo e farà saltare in aria l’intero pianeta.”. Svevo, per la prima volta non pensa all’uomo solo come distruttore di altri uomini, ma come distruttore della specie.
A cosa serve quindi la letteratura?
Non può evitare le guerre, ma può creare altri immaginari possibili. Lagioia conclude la lezione con la lettura di una riscrittura della storia di Caino e Abele di Borges. In questa versione i due fratelli sono già morti e si rivedono vicino al fuoco. A un certo punto uno vede i segni della pietra sulla fronte dell’altro. Uno dei due chiede perdono e l’altro gli risponde “Ma io ho ucciso te o tu hai ucciso me?”
Lagioia ci saluta con l’invito di non prendere questo racconto alla lettera. Proviamo a fare questo passaggio in vita, prima che sia troppo tardi.

