Quali insidie si nascondono dietro una notizia? I fatti riportati dai giornalisti corrispondono sempre al vero? A queste domande ha cercato di rispondere il giornalista-scrittore Oliviero Beha, che questa mattina, martedì 19 gennaio, ha incontrato gli studenti delle scuole superiori valdostane.
L'iniziativa, svoltasi al teatro Giacosa di Aosta, rientra nell'ambito del Percorso della legalità organizzato dalla presidenza della regione Valle d'Aosta e dall'assessorato dell'Istruzione, in collaborazione con il Sindacato autonomo di polizia (Sap), il comune di Aosta e la presidenza del Consiglio regionale.
«Oggi, si pensa poco, il coraggio di pensare non si insegna – spiega Beha – ed è un valore fondamentale. E' proprio la nostra società che favorisce il non pensare».
Il giornalista si è soffermato a spiegare come spesso le notizie siano imprecise, talvolta infondate. Di come la categoria, oggi, manchi di serietà e soprattutto di come ci si limita a girare i comunicati stampa, senza andare veramente alla ricerca della verità.
«Sono proprio questi incontri – continua Beha – in un paese a forte rischio illegalità, a favorire la crescita della legalità». Il giornalista ha poi lanciato un allarme preoccupante. «Gli italiani, tra i 14 e i 65 anni, sono sempre meno alfabetizzati. Il 5 per cento e' analfabeta, il 38 per cento sa appena leggere e scrivere, il 33 per cento capisce ma non sa collegare i fatti, solo il 24 per cento e' in grado di leggere, scrivere e capire correttamente. Siamo diventati un paese di deficienti e proprio per questa ragione il processo di legalità deve ripartire dell'alfabetizzazione».
Lo scrittore ha parlato di Internet, dei suoi rischi, ma anche della sua importanza. «I giovani italiani sono all'ultimo posto europeo nell'utilizzo di Internet. Sicuramente per dare un'accelerata alla sua diffusione bisogna introdurre la banda larga. Ma è ostacolata dal governo. Perché? I motivi sono semplici. Il potere ha paura della maggiore facilità di accesso a informazione difficili da controllare, e soprattutto si rischia di fare arrivare più pubblicità su internet, ovviamente togliendola dalle televisioni, sia pubbliche che private».
