“The Art of Change”: l’esperienza VR che dalla Valle d’Aosta conquista il mondo

“The Art of Change” è l’esperienza immersiva in VR creata dall’artista valdostano Simone “Funi” Fougnier insieme al producer DROELOE: dall’album di successo alla selezione alla Biennale di Venezia, dai premi internazionali al Museo del Futuro di Dubai, passando per Front Doc e nuovi progetti come “Sequenza di melanzane” e “Tales from Soda Island: Sonogenesis”.
Simone Fougnier
Cultura

“The Art of Change” è l’esperienza immersiva audiovisiva nata dalla collaborazione tra Vincent Rooijers, alias DROELOE, e l’artista valdostano Simone “Funi” Fougnier: un viaggio visionario che unisce musica elettronica, realtà virtuale e narrazione emotiva attraverso il tempo.

«Sono un illustratore nell’industria musicale da più di vent’anni – racconta Funi – e ho sempre cercato il linguaggio giusto per dare forma all’immaginazione dei musicisti». Nel 2017 scopre la realtà virtuale e il software Quill, che gli permette di scolpire e animare lo spazio attorno all’utente. Da questa intuizione nasce Studio Syro, collettivo internazionale sostenuto da Meta e creatore della serie Tales from Soda Island, prima produzione VR della storia invitata alla Mostra del Cinema di Venezia e vincitrice di premi internazionali. Nel 2023 Vincent Rooijers lo contatta per realizzare i visual del nuovo album The Art of Change: «Gli ho proposto di creare tutto in VR – spiega Funi – non aveva mai provato un visore ma si è fidato; quando ha visto le possibilità della realtà virtuale si è aperto un mondo».

The Art of Change
The Art of Change

L’album esce a fine 2023 con grande successo e pochi mesi dopo il curatore della sezione Immersiva della Biennale di Venezia, Michel Reilhac, invita Funi a inviare un nuovo lavoro: «In un weekend ho montato una demo di cinque minuti. Non avevo aspettative, volevo solo presentarmi con qualcosa di valido», spiega. Quella bozza lampo viene selezionata in competizione alla 81ª Biennale, dando vita a una corsa contro il tempo: Funi invita DROELOE a Saint-Nicolas e per un mese lavorano fianco a fianco trasformando l’idea iniziale in un’opera completa. The Art of Change racconta la storia di una donna capace di comunicare con sé stessa nel passato e nel futuro, riflettendo sulle ambizioni giovanili e sulle opportunità della vita da anziana.

«Il messaggio è semplice: tutto quello su cui poni attenzione, cresce», dice l’artista. La première alla Biennale è un successo, l’opera viene riconosciuta come una delle migliori esperienze immersive dell’anno secondo il giornalista Kent Bye di Voices of VR e vince premi per miglior esperienza VR, miglior sound design e miglior design spaziale. Dopo Venezia, l’opera viaggia in tutto il mondo: Tokyo, Austin, Ginevra, Ecuador e altri festival, fino al ritorno simbolico in Valle d’Aosta allo Spazio X di Front Doc. Poco dopo, The Art of Change viene selezionata per il Museo del Futuro della Dubai Future Foundation, una delle due sole esperienze XR invitate. «Vedere leader internazionali ed esperti di tecnologia emozionarsi davanti al nostro lavoro è stato incredibile», commenta Funi. Per l’artista valdostano, il progetto dimostra il potenziale rivoluzionario della VR: «La realtà virtuale ti costringe a reinventare tutto: ritmo, spazio, suono, presenza. È un linguaggio impossibile da imitare altrove. Il mio obiettivo è far sì che la musica non accompagni la narrazione, ma la guidi».

The Art of Change
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Nel frattempo Funi porta avanti nuovi progetti, come Sequenza di melanzane, un’ora di animazione VR creata con il produttore Mr.Bill e presentata in anteprima nel leggendario anfiteatro di Red Rocks in Colorado davanti a diecimila persone. In questi giorni è al Torino Film Industry, sostenuto dalla Film Commission Valle d’Aosta, per presentare Tales from Soda Island: Sonogenesis, nuovo ambizioso capitolo della serie che ha segnato il suo percorso artistico.

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