In un mondo che ci impone di “essere qualcuno”, Vitangelo Moscarda trova il coraggio di “essere nessuno”: fugge dalla prigione della propria identità sociale per immergersi in una natura mutevole e priva di confini, rinascendo attimo per attimo senza ricordi né nome. «Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di ieri; del nome d’oggi, domani… Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo». L’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, il testamento che racchiude la sua vita e tutta la sua drammaturgia, è stato magistralmente portato in scena nella serata di ieri, giovedì 12 marzo, al Teatro cinema Giacosa, davanti a una sala gremita e a un pubblico in gran parte di età medio-alta. Una chiave comica e grottesca ha permesso di alleggerire la fruizione dell’opera, ma non il suo contenuto.
«Conoscersi è morire… guardandosi allo specchio, si conoscerà solo per come la conoscono gli altri… le maschere sono vive. Un caos inesorabile di maschere»: ecco come Primo Reggiani, nelle vesti del protagonista Moscarda, rivolgendosi alla signorina Anna Rosa, interpretata da Jane Alexander, riconferma la teoria pirandelliana della molteplicità delle identità che ciascuno di noi porta dentro di sé. Il protagonista si libera finalmente delle maschere imposte dall’esterno per ricercare e raggiungere la vera libertà nella natura. «Uno solo per tutti, proprio come io pensavo per me. Ma io non ero solo, ma centomila Moscarda, tutti quanti dentro questo povero mio corpo». La figura intraprende un viaggio di scoperta e smarrimento che lo conduce a un’autenticità spirituale. È quindi un messaggio rivoluzionario quello portato in scena al Teatro cinema Giacosa con la pièce “Uno, nessuno e centomila”, adattata e diretta da Nicasio Anzelmo. Uno spettacolo ironico, grottesco e profondamente umano, che affronta temi contemporanei: la ricerca incessante dell’io interiore, la spiritualità negata dalla società moderna e il rapporto liberatorio con la natura.
L’eterna attualità di Luigi Pirandello prende sorprendentemente forma in un impianto scenografico dinamico, dove al tradizionale monologo pirandelliano si sostituiscono più livelli di rappresentazione, interpretati da un cast di cinque straordinari attori: Primo Reggiani, nel ruolo del protagonista Vitangelo Moscarda; Francesca Valtorta, la moglie del protagonista, Dida; Jane Alexander, la signorina Anna Rosa; Fabrizio Bordignon ed Enrico Ottaviano, nei panni degli altri personaggi dell’opera (Firbo e Marco Di Dio per Bordignon, Quantorzo e monsignor Partanna per Ottaviano).
Un capolavoro della letteratura italiana, magnificamente riadattato dalla regia di Nicasio Anzelmo, è così approdato ieri sera in Valle d’Aosta, suscitando il coinvolgimento emotivo e il fascino del vasto pubblico presente, che è stato abilmente accompagnato a riflettere sulla volontà di ritrovare se stessi tra le centomila identità attribuite dalla nostra società. Primo Reggiani, dando appassionatamente vita e corpo a Moscarda, suggerisce alla platea di compiere un atto di estremo coraggio: smettere di cercare un’identità univoca, cioè l’uno, o di inseguire le centomila percezioni altrui, accettando di essere nessuno. «Io sono nessuno, un corpo senza nome, un estraneo»: sono parole colme di significato che silenziosamente serpeggiano tra le poltrone del Giacosa. L’impressione che gli altri hanno di noi è infatti diversa da quella che noi abbiamo di noi stessi: ecco perché ciascuno possiede un nome, al quale però corrispondono centomila significati. Immagini che generano dubbi e riflessioni in Moscarda tanto quanto nell’attento pubblico presente ieri in sala. L’intensa interpretazione degli attori, espressivi e magnetici, restituisce così la potenza umoristica e filosofica di Pirandello, in un allestimento che parla con forza al nostro presente, attraverso una sublime poesia scenica. L’importanza dell’aspetto fisico, il modello estetico imposto dai social, la società dell’apparire e i mille tormentati pensieri sul sé più profondo sono i temi universali richiamati indirettamente nella pièce, che nella serata di ieri ha suscitato un profondo silenzio riflessivo nel pubblico valdostano e un caloroso applauso finale. È un grande apprezzamento quello che si è percepito tra le poltrone del Teatro cinema Giacosa: spettatori compiaciuti e più consapevoli, attori soddisfatti. L’intento della vibrante rappresentazione è stato così brillantemente raggiunto: una grande espressività teatrale ha proposto profonde riflessioni sulla propria identità e ha incoraggiato la ricerca della libertà.
di Beatrice Somaglia




