Occupazione in crescita, ma le imprese valdostane restano “a caccia di competenze”. È quanto emerge dal Bollettino del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL relativo al mese di gennaio 2026, che consente anche di delineare le tendenze occupazionali del trimestre gennaio-marzo.
In sintesi, il mercato del lavoro valdostano ha aperto l’anno “con segnali di dinamismo sostenuti dalla stagione turistica invernale”. Ma, allo stesso tempo, “emerge una struttura della domanda di lavoro diversa rispetto al quadro nazionale, con una minore incidenza di profili ad alta specializzazione”.
Nel mese di gennaio 2026 le imprese valdostane prevedono 1.390 entrate, con un incremento di 140 unità rispetto allo stesso mese del 2025. Nell’area del nord ovest le entrate programmate sono pari a 158.300, mentre a livello nazionale raggiungono circa 527.000 unità.
Tuttavia – spiega il report –, “solo il 13 per cento delle entrate previste in Valle d’Aosta riguarda dirigenti, specialisti e tecnici, contro una media nazionale del 23. La domanda regionale resta quindi concentrata soprattutto su figure operative, fortemente legate alla vocazione turistica e stagionale del territorio”.
In questo quadro si inserisce la difficoltà di reperimento del personale che “continua a rappresentare uno dei principali ostacoli per le imprese locali: in Valle d’Aosta il candidato adeguato è difficile da trovare nel 52,9 per cento dei casi, un dato che conferma come oltre un’assunzione su due presenti criticità nella fase di selezione del personale”. Questa situazione – si legge ancora – “incide direttamente sulla capacità delle aziende di programmare la propria attività, di rispondere tempestivamente alla domanda del mercato e, in alcuni casi, di ampliare i servizi o aumentare la produzione”.
Pochi candidati disponibili
Il problema principale resta la mancanza numerica di candidati disponibili “che incide per il 38,7 per cento dei casi, mentre la preparazione inadeguata pesa per il 10,2 per cento. Più che un deficit di competenze, emerge quindi una carenza di persone disponibili a coprire le posizioni aperte, fenomeno che riguarda soprattutto i comparti maggiormente legati alla stagionalità e alle attività operative”.
Per molte imprese “ciò significa dover riorganizzare turni e servizi, rinviare investimenti o rinunciare a nuove opportunità di sviluppo. Il tema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro si conferma quindi uno degli snodi principali per la competitività del sistema economico regionale, insieme alla necessità di rendere sempre più attrattivi i percorsi professionali offerti dalle aziende del territorio”.
Una domanda di lavoro orientata ai servizi

La domanda di lavoro regionale “si conferma fortemente orientata ai servizi, che assorbono l’81 per cento delle entrate previste, confermando il ruolo centrale del terziario nell’economia valdostana e nella capacità del territorio di generare occupazione soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico”.
In particolare, il comparto dell’alloggio e della ristorazione insieme ai servizi turistici concentra da solo il 42 per cento della domanda complessiva, pari a 590 entrate previste nel mese, “evidenziando come l’andamento del mercato del lavoro regionale sia strettamente legato alla stagionalità e alla capacità del sistema turistico di attrarre visitatori e sostenere l’indotto locale, che coinvolge numerose attività collegate”.

Il settore industriale programma invece 200 entrate, pari al 14 per cento del totale, “confermando un peso inferiore rispetto alle regioni limitrofe maggiormente industrializzate. Si tratta di un dato che riflette la diversa struttura produttiva valdostana, caratterizzata da una presenza industriale più contenuta e da una maggiore incidenza delle attività di servizio, con effetti diretti sulla tipologia di profili professionali maggiormente richiesti dalle imprese del territorio”.
La stagionalità continua a influenzare la tipologia contrattuale: solo il 18 per cento delle entrate previste riguarda contratti stabili, mentre l’82 per cento delle assunzioni sarà a termine, “spesso legata ai picchi stagionali del turismo e alle esigenze operative connesse ai periodi di maggiore afflusso di visitatori”. Una dinamica che “rende il mercato del lavoro regionale particolarmente variabile nel corso dell’anno e impone alle imprese una continua capacità di adattamento nella gestione del personale”.
Resta elevata la richiesta di lavoratori immigrati, pari al 25 per cento delle entrate previste, “segno di una crescente dipendenza di diversi comparti operativi dalla manodopera straniera, soprattutto nelle attività più direttamente legate ai servizi, alla ristorazione e all’accoglienza turistica. In molti casi, infatti, le imprese riescono a garantire la continuità dei servizi proprio grazie al contributo dei lavoratori provenienti dall’estero”.
Le opportunità rivolte ai giovani sotto i 30 anni “rappresentano infine il 27 per cento delle assunzioni complessive previste, confermando come una parte importante delle occasioni di inserimento lavorativo sia rivolta alle nuove generazioni, in particolare nei settori a maggiore rotazione del personale”.
Lavorare per rendere sempre più attrattiva la Valle d’Aosta
“I dati Excelsior confermano la vitalità del sistema economico valdostano, ma evidenziano anche una sfida centrale per le imprese del nostro territorio: la difficoltà di reperire competenze e personale disponibile, un fattore che rischia di rallentare le opportunità di crescita e sviluppo delle aziende locali – spiega il presidente della Chambre Valdôtaine Roberto Sapia -. È quindi fondamentale rafforzare il collegamento tra scuola, formazione e sistema produttivo, orientando meglio i giovani verso le professionalità maggiormente richieste e sostenendo percorsi di aggiornamento e riqualificazione delle competenze anche per chi è già inserito nel mondo del lavoro”.
“Allo stesso tempo – conclude – dobbiamo lavorare per rendere la Valle d’Aosta sempre più attrattiva per lavoratori e professionisti, aiutando le imprese a trovare le risorse umane necessarie per consolidare e ampliare le proprie attività”.

Una risposta
Forse sarebbe meglio alzare gli stipendi in base al costo vita. I lavoratori ci sono basta pagarli e non sfruttarli . Come molti fanno da sempre.