La Valle d’Aosta alle prese con la crisi: Pil negativo e affanno nel mondo del lavoro

Presentato il Rapporto sulla situazione sociale della Valle d’Aosta da cui emerge il crollo dell'industria e delle costruzioni mentre crescono i servizi. Aumenta anche la disoccupazione che supera il 7% e si rafforzano le diseguaglianze.
Economia

 A voler essere sintetici si potrebbe scrivere: la Valle d’Aosta subisce anche profondamente gli effetti della crisi economica, ma non sta peggio delle altre regioni del nord, ad eccezione della provincia di Bolzano. Cosi il Rapporto sulla situazione sociale della Valle d’Aosta presentato oggi, lunedì 25 marzo, dall’Osservatorio economico della Regione coordinato da Dario Ceccarelli, descrive l’andamento dell’economia e fotografa le principali dinamiche sociali della Valle d’Aosta tra il 2008 e il 2012. “Non era nostra intenzione fare ulteriori consuntivi, ma con questo rapporto abbiamo voluto fornire elementi di riflessione per capire la situazione della Valle d’Aosta negli ultimi cinque anni” ha spiegato Augusto Rollandin. Dati e numeri di cui ha sottolineato ancora il Presidente  “dovranno tener conto le strategie di domani”.

La Valle ha un’economia sotto pressione
Gli indicatori negativi non mancano: il Pil regionale, il valore dei beni e dei servizi prodotti in Valle, ha subito un brutto tonfo (quasi – 6%) nel 2009, per poi registrare una lieve risalita nel 2010 e cadere nuovamente in territorio negativo nel 2012 (-2%).
La disoccupazione, che misura la percentuale della forza lavoro che non riesce a trovare lavoro, prima della crisi su valori cosiddetti fisiologici (3,5%), è più che raddoppiata raggiungendo una quota di quasi 7,5% del 2012.
Scende anche il tasso di occupazione, ovvero la percentuale di persone che lavorano sull’intera popolazione, che, tra il 2008 e il 2012, passa dal 68% al 66,5% numeri ancora positivi soprattutto se paragonati alle altre regioni del nord. Non vanno meglio i consumi delle famiglie che tra il 2008 e il 2011 scendono del 2%, mentre le previsioni per il 2012 si stimano un’ulteriore contrazione del 3% circa e gli investimenti in caduta libera -8%.
Poi se ci si vuole “consolare” si può guardare alle altre Regioni del Nord Italia dove tutti questi indicatori, dal Pil alla disoccupazione, vanno registrare andamenti ancora più negativi. Unica eccezione: la provincia di Bolzano dove il tasso di occupazione cresce (73%), e la disoccupazione rimane su livelli fisiologici (4,2%) e il Pil è in posititivo.

L’industria è il settore più in crisi
Se è vero che quasi tutti i settori economici si misurano con una contrazione o un rallentamento nella crescita, non tutti soffrono allo stesso modo. L’industria è il fanalino di coda con diminuzione, dal 2008 al 2012, dell’occupazione e del valore aggiunto del -18%. Sono in territorio negativo anche le costruzioni con un -8% nell’occupazione e – 1/ nel valore aggiunto, mentre l’agricoltura rimane stabile e i servizi registrano tassi positivi intorno al 2,5/3%.

Una società in affanno
La crisi ha avuto ripercussioni sulla qualità di vita delle famiglie valdostane. Nonostante i livelli di ricchezza siano ancora buoni, il Rapporto evidenzia, sempre nel periodo 2008/2011, una perdita del reddito delle famiglie valdostane più significativo che in altre regioni italiane, il – 2,3% contro un +0,4% per l’Italia e un -0,5% per il Nord Ovest e un +1,3% del Nord Est.
Aumentano poi le diseguaglianze: “chi già stava male peggiora la sua condizione” ha sottolineato Dario Ceccarelli durante la presentazione. Diminuiscono invece le diseguaglianze di genere, tra uomini e donne, dal momento che la crisi e la perdita dei posti di lavoro riguarda in particolare gli uomini. Il mercato del lavoro valdostano è in profonda trasformazione e subisce anche la minore capacità di occupazione del settore pubblico: dal 2008 al 2011 il personale regionale e dei comuni e delle comunità è sceso del 6.9%. Solo per la Regione l’organico si è ridotto di 500 addetti a tempo determinato e 157 a tempo indeterminato.

I segnali positivi
In questo quadro a tinte fosche, non mancano, però, alcuni segnali positivi. Innanzitutto la crescita della spesa in Ricerca e Sviluppo delle imprese valdostane, in particolare di quelle con più addetti. Ma anche un contesto in cui la ricchezza tiene, la criminalità è sostanzialmente stabile e si mantiene su livelli contenuti e una sostanziale integrazione della società.

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