La Valle d’Aosta è la regione italiana che spende di più per ogni piccolo utente degli Asili Nido

Con una spesa media mensile di 892 euro per ciascun piccolo utente, calcolata su 10 mesi di frequenza l'anno, la Regione supera di gran lunga la media italiana che si attesta sui 600 euro per bambino. I dati arrivano da Cittadinanzattiva.
Alcuni bambini in un'attività di garderie all'esterno
Economia

La Valle d’Aosta è la regione italiana che spende ogni mese di più per ogni bambino che usufruisce dei servizi forniti dai suoi 12 asili nido comunali. Con una spesa media mensile di 892 euro per ciascun piccolo utente, calcolata su 10 mesi di frequenza l’anno, la Regione supera di gran lunga la media italiana che si attesta sui 600 euro per bambino. I dati arrivano dal dossier “Gli asili nido comunali in Italia, tra caro retta e liste di attesa” curato da Cittadinanzattiva.

Le famiglie italiane hanno speso nell’anno 2007/2008 per mandare i propri figli nelle strutture degli asili nido comunali 290 euro al mese, quelle valdostane 358 euro contro i 406 del Trentino e i 118 euro della Calabria.
Dei 2595 euro, secondo dati Istat, che ogni famiglia valdostana ha sborsato nel 2007, mediamente per mangiare, curarsi, vestirsi ecc, la retta del nido compresa nella voce altri beni e servizi pesa per il 12,5%.
Dal 2005 al 2007 il costo per mandare i propri figli al nido per i valdostani è aumentato del 13%.

L’offerta della Regione e del Comune di Aosta in quanto a strutture e posti sembra corrispondere poi alla domanda dei valdostani. Le 12 strutture valdostane del 2006, 10 erano nel 2005, con i 396 posti sembrano infatti sufficienti a esaurire le domande visto che in base a dati del Ministero degli Interni non vi sarebbero liste d’attesa. Le 3.110 strutture comunali italiane invece con i 130 mila posti circa disponibili producono in media una lista d’attesa che include il 25% dei richiedenti.

“L’Italia  – si legge nelle conclusioni del Dossier – è in grave ritardo sul fronte di una adeguata politica familiare che rispecchi effettivamente le esigenze delle famiglie, nella quale è investito solo l’1% della ricchezza nazionale, nettamente al di sotto della media dell’Unione Europea, pari al 2,1%.” Messe peggio di noi vi sarebbero solo la Spagna e la Grecia. Tra le conseguenze di questo ritardo nello sviluppo di servizi alla prima infanzia, dice Cittandinanzattiva, l’alto tasso di disoccupazione femminile.

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