Donne e lavoro. Nonostante la crescita costante dell’attenzione, a livello di politiche europee, nazionali e locali, riguardo al persistente divario tra uomini e donne in ambito occupazionale e retributivo, si continua a “registrare la necessità e l’urgenza di una maggiore integrazione per poter affrontare con maggiore efficacia problematiche ancora forti quali la discriminazione salariale e la segregazione di genere”.
A confermarlo è una ricerca condotta a cura di “Prospettive ricerca socio-economica s.a.s.” per la Consulta regionale delle Pari opportunità e l’Ufficio della Consigliera regionale di Parità.
Partecipazione quasi alla pari
Riguardo alla partecipazione al lavoro, il tasso di attività registrato nel 2011 riflette un certo equilibrio (63% per le donne, 77,2% per gli uomini), anche più marcato rispetto alla tendenza nazionale (50,&% contro il 72,8%). Insomma, Il tasso di partecipazione delle donne migliora nonostante la crisi e il gap di genere si riduce. Questo non avviene in Italia, dove la partecipazione femminile è tornata indietro al 2006 e il gap si riduce di poco.
…mentre per l’occupazione lo squilibrio aumenta
La forbice si allarga però quando si parla di occupazione: lo scorso anno, in Valle d’Aosta il tasso è del 59,9% per le donne, contro il 72,8% degli uomini. Lo squilibrio a svantaggio delle donne è forte (12,9 punti), ma è minore di quello che si rileva in Italia (tocca quasi il 20%). Il tasso di occupazione delle donne migliora quindi nonostante la crisi e il gap di genere si riduce, anche se peggiora la qualità complessiva delle occupazioni.
Le retribuzioni restano ancora lontane
Già, perché le differenze più marcate emergono dal raffronto degli stipendi. Lo squilibrio a svantaggio delle donne è molto accentuato, soprattutto per le operaie (nel 2010, lo stipendio medio annuo di una lavoratrice era di 9.867 euro annui contro i 17.356 euro del corrispettivo maschile) e le impiegate (20.584 euro contro 34.142).
Professioni, due dirigenti su tre sono uomini
In questo campo specifico, lo squilibrio a svantaggio delle donne è molto forte: rappresentano soltanto il 30% tra dirigenti e imprenditori, il 42,5 tra le professioni ad alta specializzazione e il 53% tra le professioni tecniche. Mentre la percentuale sale (74%) tra gli impiegati. In alcune aree, come le forze armate (3%) e il lavoro operaio qualificato (9%), le donne sono pochissime, soprattutto in Valle d’Aosta.
Il part time è una prerogativa delle donne
Le donne sono più presenti nel lavoro a termine (13,5% contro il 10,7% degli uomini) e soprattutto nel part time (27,1% contro il 3,2%), spesso involontario: non si trova lavoro a tempo pieno, o non si è in grado di accettarlo, per la necessità di dedicarsi alla cura dei bambini e degli anziani. Il part time volontario e reversibile è invece una forma importante di flessibilità nell’organizzazione dei tempi di vita. Le differenze di genere nel lavoro a termine si attenuano per via della crisi, mentre il part time continua a mostrare il forte squilibrio nella divisione dei carichi di cura.
Accesso al lavoro: le difficoltà delle giovani donne
Riguardo ai giovani, non vi sono differenze significative nell’interesse per il lavoro, tra uomini e donne. Semmai vi sono differenze forti e crescenti nella possibilità di trovarlo, azione che vede le donne nettamente svantaggiate. I tassi di disoccupazione femminili, infatti, sono superiori a quelli maschili, nel 2010 di 1,2 punti. Ma c’è di più: tra i giovani, la differenza si accentua maggiormente, arrivando a 9 punti percentuali (21,7% contro il 12,6%).
Imprenditoria femminile, una minoranza
Le imprese femminili sono ancora una larga minoranza. Inoltre sono mediamente più piccole, deboli e circoscritte ad alcuni settori. Le responsabilità nelle imprese più grandi e complesse sono ancora una volta segnate da squilibri. Le imprese femminili sono il 25,1% e il 23,1% tra le nuove imprese. Tra il 2006 e il 2010 il numero di imprese femminili si riduce, sia in valore assoluto sia in percentuale, rispetto a quelle maschili.
