“Si tratta di una sperimentazione che nei prossimi mesi speriamo possa essere applicata anche ad altre categorie” ha evidenziato Corrado Adamo, direttore della Direzioni produzioni vegetali, agriturismo e servizi fitosanitari dell’assessorato.
L’operazione si inserisce nella filosofia della sburocratizzazione e snellimento delle procedure con relativa smaterializzazione di documenti cartacei e con l’utilizzo di un apposito software che servirà a raccogliere le disponibilità dei lavoratori occasionali e delle offerte dei datori di lavoro. Altro obiettivo perseguito è quello di flessibilizzare il lavoro e garantire la tutela dei lavoratori allo stesso tempo.
Il dettaglio dell’operazione che viene messa a battesimo in Valle è stato dato da Francesco Vitari, direttore regionale dell’INPS, che in premessa ha evidenziato l’importanza di tale azione che “mette in pratica quanto disciplina la legge 30 del 2003 “Legge Biagi” e successive modifiche e integrazioni. Diversi sono gli obiettivi della sperimentazione, tra questi l’introduzione graduale nel mercato del lavoro della nuova tipologia di rapporto di lavoro, testandone l’efficacia occupazionale e la capacità di regolare rapporti fino ad oggi informali, promuovere l’incontro tra domanda e offerta di lavoro occasionale di tipo accessorio, garantire al lavoratore e al datore di lavoro la regolarità del rapporto e la relativa copertura previdenziale e assicurativa contro eventuali infortuni. “Su quest’ultimo obiettivo i dati mettono in evidenza una bassa incidenza degli infortuni in Valle nel settore specifico della vendemmia – ha spiegato Elvira Goglia, direttore regionale dell’INAIL – con 180 infortuni l’anno. A livello nazionale il dato è ben altro: 63.000 infortuni dei quali 23.000 relativi al settore della raccolta prodotti”.
“La sperimentazione in corso, servirà inoltre a verificare tutti gli aspetti in modo tale da poter portare migliorie nel tempo” ha aggiunto Firmino Curtaz, presidente del Comitato regionale INPS “ in questo senso abbiamo creato una convenzione semplice per evitare carichi burocratici che non aiutano nessuno”.
COME FUNZIONA L’OPERAZIONE
Tutto gira intorno al “vaucher”, del valore di 10 euro, inteso come unità monetaria e non come retribuzione oraria. Sarà un rapporto pattizio tra datore di lavoro e lavoratore a definire quanti voucher e per quale periodo.
I lavoratori interessati si iscrivono, tramite internet, call center, sportelli INPS/INAIL e negli eventuali Centri per l’Impiego, in liste di disponibilità, alle quali i datori di lavoro (previo accreditamento con le stesse modalità) possono accedere per selezionare i lavoratori che utilizzeranno per la vendemmia. Ai lavoratori (nel caso della sperimentazione studenti e pensionati) arriverà, una volta data la disponibilità, una “INPS CARD” che rappresenterà lo strumento per incassare i pagamenti delle prestazioni. Il datore di lavoro da parte sua farà un’analisi preventiva dei vaucher che vorrà acquistare per la vendemmia, farà di seguito un versamento a Poste Italiane per il n° di lavoratori di cui avrà bisogno.
Effettuata la vendemmia il lavoratore riscuote in denaro il valore netto dei buoni ricevuti, 7,50 euro per ciascun buono, e ottiene automaticamente l’accredito del contributo previdenziale presso l’INPS. Infatti, in ogni fase del processo, i passaggi vengono registrati in un database tenuto dall’INPS. Quanto percepito dal lavoratore sarà esentasse.

