Pane più salato, parlano i produttori: “Sta diventando un bene di lusso”

La cifra stimata di circa 36 centesimi per un chilo di grano necessario alla produzione del medesimo quantitativo di pane fa oscillare il prezzo dai 3 ai 5 euro.
Pane
Economia

Nemmeno la Valle d’Aosta è stata in grado di sfuggire ai rincari sui prezzi del pane registrati quasi ovunque tanto in Italia quanto in Europa, con costi medi di grano e farina e costi al chilo lievitati anche per le tipologie di pagnotta più comuni. Tra i panettieri di Aosta e dintorni, non mancano voci di dissenso per le continue oscillazioni economiche nonché sussurri di timore per la sempre più probabile minaccia della perdita della clientela abituale e non.

Rincari a catena

Dopo i primi aumenti registrati tra i mesi di ottobre e novembre dell’anno passato, dapprima in maniera graduale ma in modo più esponenziale dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino, le materie prime base della panificazione hanno raggiunto scarsi livelli di reperibilità e soglie di prezzo vertiginose.

“A incidere pesantemente sono soprattutto i costi di benzina e gasolio, che, influendo su quello che è il trasporto su gomma al produttore finale, ci hanno portato a vedere i prezzi degli ingredienti principali della produzione innalzarsi circa del 30% nell’arco di un solo anno – spiega Mary Occhipinti dell’omonima panetteria di Nus -. A ciò vanno a sommarsi bollette di gas ed energia elettrica quasi raddoppiate e addirittura triplicate per coloro privi di contratti fissi motivate dai grandi consumi imposti da una accensione dei nostri forni continuativa durante tutta la produzione”.

Il panificio “Occhipinti” di Nus
Il panificio “Occhipinti” di Nus

Le preoccupazioni dei panettieri

Pur riuscendo a compensare a malapena la crescita delle tariffe applicate a farine, lieviti e grassi alimentari, il rincaro dell’ordine del 18% applicato nazionalmente al prezzo del pane grava di fatto soltanto di pochi centesimi al giorno nelle vite quotidiane dei consumatori, il cui acquisto medio di lievitati si aggira attorno ai 60 grammi pro capite.

“A oggi le aziende, impossibilitate a modificare il proprio prezziario a meno di non voler rischiare di subire cali drastici della clientela, non risultano in grado di sopperire all’aumento dei costi non ancora ammortizzati delle bollette – commenta Christian Trione della panetteria “Le coin du pain” di Saint-Christophe -. È allarmante, poi, quanto riportato dall’Associazione italiana panificatori, che ha riscontrato in tutta Italia una perdita di più di 5 mila posti di lavoro nonché la chiusura di numerose aziende su tutto il territorio nazionale”.

Anche la panetteria “Occhipinti” si è vista costretta, nell’ultimo periodo, a ritoccare lievemente i prezzi della propria merce con una impennata attorno al 15%, una “variazione di pochi centesimi sulla cifra finale che tuttavia non sfugge al compratore e che, se eccessivamente modificata al rialzo, rischia di condurre alla perdita di quel bacino di utenza fissa che rappresenta l’ancora di salvezza di ogni attività commerciale”.

Il panificio “Le coin du pain” di Saint-Christophe
Il panificio “Le coin du pain” di Saint-Christophe

Un circolo chiuso e vizioso

Le ripercussioni della situazione economica presente si riscontrano, oltre che con maggiore rilevanza nel settore della panificazione, anche di riflesso su altri comparti a esso correlati.

“Quest’anno avevamo inizialmente intenzione di sostituire i nostri vecchi forni con elettrodomestici più all’avanguardia ma, visti i recenti disagi finanziari, abbiamo scelto di desistere sperando in una prossima flessione dei prezzi – ricorda ancora Trione, che in questi mesi ha osservato un innalzamento pari al 70% nei prezzi di burro e lievito -. Tagliare spese e numero di impiegati unicamente per riuscire a pagare un bene che, come la corrente elettrica, serve per lavorare e produrre non fa che innescare un crescente rischio di crisi e di imminente recessione”.

Non dissimile il riscontro di Occhipinti, che, oltre all’incremento generato dal caro trasporti nel prezzo delle maniere prime, confrontandosi con fornitori e rappresentanti ha potuto udire le lamentele di ditte che “soffrono loro malgrado di una crescente carenza di personale della quale tuttavia essi non sanno spiegarsi la ragione, il che li porta a subire ritardi o rimandi nella consegna della merce”.

Pizze e focacce del panificio “Occhipinti”
Pizze e focacce del panificio “Occhipinti”
Pane del panificio “Occhipinti”
Pane del panificio “Occhipinti”

L’alternativa dei prodotti di serie B

Con l’aumento tanto del pane quanto di pizze, grissini e dolci e con una incerta stagione invernale di panettoni e pandori oramai alle porte, molti saranno i panifici valdostani e non che a malincuore saranno obbligati a rivedere nuovamente in salita i propri tariffari.

Da bene primario e accessibile a chiunque, il pane sta nostro malgrado divenendo un bene di lusso che non tutti possono permettersi – conclude con un certo rammarico Trione -. Qualora gli acquirenti non saranno più in grado di acquistarlo quotidianamente come un tempo, essi raramente si limiteranno a comperarne in quantità o con frequenza minore ma, anzi, preferiranno direzionare le proprie spese verso prodotti artigianali creati con materie prime di scarsa qualità oppure verso prodotti da supermercato o discount di gran lunga meno salubri e perciò dannosi sul piano della salute fisica e personale”.

Dolci del panificio “Le coin du pain”
Dolci del panificio “Le coin du pain”
Grissini del panificio “Le coin du pain”
Grissini del panificio “Le coin du pain”

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