Turismo, situazione drammatica: Ayas e Gressoney sono fermi

Per gli operatori turistici di Ayas e Gressoney la stagione invernale è la più redditizia, ma questo Natale alberghi e ristoranti saranno chiusi. Enormi i danni, lo sconforto e le incertezze sulla riapertura a gennaio.
Antagnod di Ayas (foto di archivio)
Economia

Sarà un Natale forzatamente sedentario quello 2020-2021: un periodo festivo di stampo esclusivo, mai visto prima d’ora e probabilmente nemmeno mai immaginato. Abbiamo assaggiato le festività totalmente casalinghe qualche mese fa, a Pasqua, forse fiduciosi in delle prossime feste più libere e “normali”. Invece ad oggi scopriamo che si è ancora lontani dal godere delle concessioni prima consuete, e che proprio nei giorni di festa natalizie le “sbarre della gabbia” si faranno più spesse.

Sono provvedimenti presi per poter allentare queste sbarre con sicurezza il prima possibile, e definitivamente. Si starà a casa, è ormai palese; nessun pranzo al ristorante, nessuna gita turistica, nessun soggiorno sulla neve. Ristoranti e strutture alberghiere sono chiusi. Risentono di questa anomalia in particolare i comuni i quali la stagione invernale è il fulcro, tra cui, in Bassa Valle,  Ayas e Gressoney Saint-Jean.

Ayas, solo nei giorni di chiusura festiva, conta un calo del fatturato almeno del 40% rispetto a tutto l’anno. Nel paese sono già chiuse il 90% delle strutture; ad essere aperte solo alcune che perseverano con servizi di asporto, “ma entrando poi in zona rossa sarà difficile”, spiega il sindaco del paese Alex Brunod. “Dire che la situazione è drammatica è poco” riconosce Elena Becquet, referente dell’associazione degli albergatori valdostani Adava di Ayas.

Siamo tutti fermi” dice il referente Adava di Gressoney Saint-Jean Daniele Valverde. E’ una crisi senza precedenti, paragonabile ai tempi del dopoguerra, che oltrepassa pure quella del 2008. Lo chiama “un fenomeno epocale” Valverde. 

I ristori promessi “non sono assolutamente sufficienti per coprire le nostre spese” riferisce Becquet. “I ristori che qualcuno ha già ottenuto si basano sui dati di riferimento del fatturato del mese di aprile, che è una coda di stagione. Sarebbe più utile ci annullassero tasse e Imu, costi fissi che si hanno sia che una struttura sia aperta che chiusa. Per adesso la regione ci aiuta con la sospensione dei mutui per Finaosta, ma noi avremmo bisogno di almeno altri due anni di sospensione. Non funziona matematicamente. Chi ha qualche riserva in più durerà un’altra stagione, ma comunque alla fine dell’estate si prevede una chiusura di strutture.”

Non con minor pessimismo si immaginano le prospettive per gennaio, quando sembra “continuare questo tipo di andamento” ammette Becquet. Si pensa che “la stagione invernale sia andata.” Non c’è ancora una programmazione, “attendiamo che qualcuno ci dica cosa fare”. La riapertura delle strutture alberghiere dipenderà principalmente dalla possibilità di spostamento tra le regioni e dalla riapertura degli impianti di risalita,  “che a oggi sembra slitti al 20 o al 30 gennaio”.

Valverde riconosce: “C’è incertezza, dipende se gli indici di contagio si abbassano”. “Ad oggi mi sembra difficile che si possa riaprire”, ammette ancora Alex Brunod. “A sentire” gli impianti riapriranno dopo il 30 gennaio ma “bisogna vedere come riparte, è tardi, molti stranieri non ci saranno… Tolto il Natale rimane qualche weekend  a febbraio, speriamo” confessa con un po’ più ottimismo Vanda Bieler, l’Assessore al Turismo di Gressoney. Tuttavia, “si spera  per l’Italia, ovviamente l’estero è già escluso a priori” ammette Becquet.

Secondo la referente Adava di Ayas, per riprendersi da questo squilibrio “ci vorranno almeno 3, 4, 5 anni. Non tornerà mai più come era prima.” Valverde aggiunge: “senza il turismo invernale l’economia non può riprendere”, ma con fiducia continua: “Il turismo è sempre più visto come un bene primario, ci si augura che possa riprendere, anche se il quando rimane un interrogativo.”

Per gli operatori turistici “è stato un macello”, dichiara Vanda Bieler. Dal via delle aperture sono stati fatti acquisti di merce, presi provvedimenti, seguite le fitte precauzioni, per poi bloccare l’apertura. “Avevamo preparato tutto, messo cartellonistica, contingentato gli ingressi e poi ci hanno impedito di aprire” racconta Becquet. “E’ deleterio” afferma il sindaco di Ayas “Dopo aver fatto mille sacrifici è stato detto loro di chiudere, stanno vivendo una situazione che due giorni sono aperti e due chiusi”.

Come viene naturale pensare, sono stati minimi gli spostamenti per raggiungere le seconde case. Riguardo Gressoney, “qualcuno si è sposato, ma pochissima gente” afferma Vanda Bieler. Ad Ayas, “qualcuno è arrivato domenica quando poteva, c’è stato un minimo di movimento ma veramente poco, niente a che vedere con gli anni passati”. Continua Alex Brunod: “E’ surreale. Oggi non c’è nessuno, sembra un weekend dei tanti.” Anomala anche l’atmosfera di Gressoney. “Questo poteva essere un periodo di grande lavoro, invece il paese appare vuoto e triste.” confessa Bieler.

Insomma, l’anomalia e la gravità della situazione turistica sono lampanti, e rimangono incerte le riprese di albergatori e ristoratori a gennaio. La loro speranza vacilla, ci si augura che questi drastici provvedimenti facciano vacillare presto anche il virus.

 

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