Caso Ruby: la Procura chiede il processo per Minetti, Fede e Mora

Non ancora depositate alle difese le intercettazioni indirette al premier.
News Nazionali

Milano, 6 mag. (Adnkronos) – La Procura di Milano ha trasmesso oggi al giudice per l’udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione e di prostituzione minorile nell’ambito del caso Ruby.

Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati ha affermato che le intercettazioni indirette dell’inchiesta sul caso Ruby tra Silvio Berlusconi e alcune giovani, tra cui la stessa Minetti, non sono ancora state depositate alle difese del consigliere regionale lombardo, dell’agente dei vip e del direttore del Tg4.

Riguardo al deposito delle trascrizioni delle intercettazioni che riguardano il premier alle difese di Minetti, Mora e Fede, Bruti Liberati ha chiarito che ‘il procedimento di trascrizione e stralcio può essere fatto fino all’udienza preliminare o al dibattimento e tutte le telefonate, comprese quelle che riguardano Berlusconi, possono essere depositate fino all’udienza preliminare o al dibattimento’. L’orientamento della Procura comunque è di depositarle ai legali ‘il prima possibile, finiti tutti gli adempimenti’.

Riguardo all’erronea attribuzione a Fede di una telefonata fatta da Ruby a Lele Mora il 14 febbraio 2010, il procuratore capo di Milano ha precisato che si è trattato solo di "un errore di trascrizione".

Esattamente una settimana fa Fede, affiancato dai suoi legali, aveva denunciato come la procura di Milano avesse attribuito a lui, e non a Mora, la telefonata. In quell’occasione i legali avevano parlato di un "errore gravissimo", forse "fraudolento", operato dagli inquirenti ai danni del direttore del Tg4.

Non è così, dice oggi Bruti Liberati che, dopo aver visionato tutti gli atti, spiega come il fatto di aver attribuito a Fede e non a Mora quella chiamata è stato solo "un errore di trascrizione in un copia di lavoro informale che è stata comunque depositata".

La prova, aggiunge il magistrato, sta nel fatto che il documento ufficiale agli atti, cioè una relazione ufficiale dello Sco del 2 dicembre 2010 "riporta le utenze telefoniche in modo corretto". Quindi, ha aggiunto Bruti Liberati "prima di pensare a comportamenti fraudolenti bastava leggere gli atti".
 

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