Tokyo, 11 mar. – (Adnkronos) – Il terribile terremoto che ha colpito oggi il Giappone rischia di aggravare una situazione economica già difficile per un paese che poche settimane fa ha dovuto riconoscere il ‘sorpasso’ a opera della Cina, per via della recessione che nel 2010 ha provocato il calo dell’1,1% del Pil (sceso a 5474 miliardi di dollari).
Il mitico ‘sistema nipponico’ appare ancora incapace di cogliere appieno la moderata ripresa, evidente soprattutto a livello regionale: i disoccupati di lunga data alla fine del 2010 erano saliti a 1,21 milioni di unità, il 20% in più rispetto all’anno precedente mentre anche i settori tradizionalmente forti – come la produzione automobilistica – arrancano. A gennaio scorso, per il quarto mese di fila, la produzione automobilistica del Giappone è calata del 6,3% rispetto all’anno precedente e come risultato la bilancia commerciale è tornata in rosso. Sempre a gennaio, infatti, ha segnato un deficit di 471,4 miliardi di yen, pari a 4,1 miliardi di euro, il primo rosso dopo 22 mesi di attivo. La crescita delle esportazioni nipponiche – per il quindicesimo mese di fila – dell’1,4% rispetto al gennaio 2010 a quota 4.970 miliardi di yen è stata ‘cancellata’ dal boom delle importazioni, +12,4% a 5.440 miliardi di yen.
Ma a preoccupare è soprattutto la situazione dei conti pubblici, che vede il Giappone sul poco invidiabile podio di paese con il più alto rapporto fra debito pubblico e Pil: con il suo 192% del 2010 (che quest’anno rischia di toccare il 204%) è secondo solo al devastato Zimbabwe del dittatore Mugabe. Si tratta di una montagna di debito (circa 10 mila miliardi di dollari) che pesano sugli spazi di manovra del governo di Naoto Kan: se finora è stata evitata la ‘catastrofe’ è solo perché il 95% di questo debito è controllato da investitori giapponesi.
Ma per migliorare la situazione il Giappone ha bisogno di una ‘vera’ ripresa, sicuramente più solida della timida crescita ipotizzata nei giorni scorsi dalla Banca centrale del Giappone. Decidendo di mantenere il suo tasso di interesse fermo fra lo zero e lo 0,1% (un record mondiale, necessario per stimolare gli investimenti) la Banca aveva per la prima volta da mesi rivisto al rialzo le sue previsioni sull’andamento dell’economia che stava “gradualmente emergendo dall’attuale fase di rallentamento”. Oggi, però, il drammatico terremoto che evoca -sul fronte economico- i ricordi del precedente grande sisma, quello che nel 1995 devastò Kobe e provocò più di 6.400 vittime. Nei mesi successivi il Pil nipponico scese del 2,5%, ma soprattutto innescò una dinamica recessiva durata circa un decennio.