Giovani donne sempre più penalizzate sul lavoro, Istat: è occupata una su 3

Vivono per la larga parte in famiglia e nel lavoro sono più svantaggiate dei loro coetanei, sebbene studino di più.
News Nazionali

Roma, 8 mar. - (Adnkronos) – Vivono per la larga parte in famiglia e nel lavoro sono più svantaggiate dei loro coetanei, sebbene studino di più. Amano leggere, visitare musei, andare al teatro, al cinema e navigare su internet, invece fanno sport e vanno in discoteca meno dei ragazzi. E’ questa la fotografia delle giovani donne italiane scattata dai dati, relativi al 2009 e al 2010, diffusi dall’Istat in occasione dell’8 marzo.

Secondo le rilevazioni dell’Istat la maggioranza delle giovani, soprattutto al Sud e al Centro, vive a casa di mamma e papà, scelta legata per lo più a motivi economici. Dei 3 milioni e 855mila donne fra i 18 e i 29 anni, il 71,4% vive con i genitori, il 13,9% in coppia con figli, il 7,8% in coppia senza figli, il 4% da sola, l’1,5% in monogenitore e l’1,5% in un altro contesto familiare. Percentuali comunque più basse rispetto ai coetanei maschi, che stanno con i genitori nell’83,2% dei casi. Nonostante studino di più e abbiano anche livelli di istruzione più alti rispetto ai ragazzi, le giovani nell’occupazione sono sempre piu’ svantaggiate. Il tasso di occupazione femminile è pari al 35,4%, contro il 48,6% dei maschi. E lo svantaggio si rileva per tutte le aree geografiche, anche se le giovani del Nord presentano un tasso di occupazione piu’ che doppio rispetto a quelle del Sud (47,2% contro 21,9%).

Spesso, in base ai dati dell’Istat, le giovani donne possono contare su un lavoro a tempo determinato (34,8% contro 27,4%), percentuale che cresce con il titolo di studio. Anche il contratto part time è più frequente tra le ragazze che tra i ragazzi: 31,2% contro 10,4%. Sono inoltre più numerose dei maschi (22,9%) le giovani (29,9%) che non lavorano e non studiano: nella classe di età 18-29 anni sono 1 milione 153mila, più della metà (622mila) vive al Sud e la metà (626mila) ha tra 25 e 29 anni. Non solo. Il tasso di disoccupazione femminile, per l’età 18-29 anni, è al 21,1%, contro il 18,4% di quello maschile.

A casa, poi, le giovani sono alle prese con il lavoro familiare più dei ragazzi, tanto da avere meno tempo libero a disposizione. E quando si concedono un po’ di svago, alle giovani piace leggere libri nel 64,4% dei casi contro il 41,3% dei coetanei. Alle ragazze piace anche visitare musei e mostre (39,6%) o monumenti (27,6%) e il vantaggio femminile rispetto ai coetanei è evidente: 8 punti in più nel primo caso e 4 nel secondo. Le giovani vanno a teatro di più dei loro coetanei (25,8% contro 19,5%) mentre vanno molto al cinema sia i ragazzi sia le ragazze (81%). Suscita interesse anche la musica classica che piace ai giovani, sia maschi che femmine: il 14% delle giovani e il 13,4% dei giovani segue concerti, con differenze territoriali molto contenute.

Anche la radio è seguita da tutti, ma alle giovani (77,1%) piace di più che ai ragazzi (72,8%). I dati Istat disegnano poi delle donne molto tecnologiche: l’81% usa Pc e internet, un valore elevato, pari a quello dei coetanei. Ma per la fascia di età 25-29 anni si rileva, invece, un vantaggio femminile di circa due punti. On line le ragazze svolgono le attività più varie: in particolare spediscono e ricevono e-mail (88,5% contro l’86,4% dei maschi), consultano la rete per apprendere (72% contro 71,6%), usano siti di social networking (70,7% contro 70,8%). Al contrario, le giovani, rispetto ai ragazzi, usano meno internet per acquistare beni e servizi (30,9% contro 42,8% negli ultimi 12 mesi) e acquistano più dei loro coetanei biglietti per i viaggi (39,4% contro 28,1%), pernottamenti per vacanze (33,1% contro 29,9%), libri, giornali e riviste inclusi e-book (28,3% contro 20,9%).

In discoteca ci vanno soprattutto i ragazzi (65,8% contro il 59,1%) e le ragazze bevono meno alcol: sono infatti meno diffusi i comportamenti a rischio nell’uso di bevande alcoliche (9% contro il 24,8%). Il problema delle giovani è sostanzialmente il ‘binge drinking’ (8,7%), cioè l’ubriacatura, e non un abuso giornaliero di bevande alcoliche (0,4%). Infine, le giovani vanno a vedere competizioni sportive e fanno sport meno dei maschi sia se si considera la pratica continuativa (25,3% contro 39,5%), sia se si considera quella saltuaria (13,5% contro 18,2%).

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