La ‘Grande Mela’ vieta il fumo anche nei parchi

Un progetto del sindaco 'salutista' Bloomberg contestato dai cittadini.
News Nazionali

New York , 15 set. (Ign) – Chi è stato a New York sa bene con quanto rigore sia applicato il divieto di fumare nei luoghi aperti al pubblico, ovvero ristoranti, bar, uffici voluto nel 2002 dal sindaco Michael Bloomberg e sono ormai folklore locale i gruppi di colletti bianchi ai piedi dei grattacieli di Manatthan che consumano l'agognata 'pausa sigaretta'. Ma il bando al tabacco in ogni sua forma potrebbe essere esteso ulteriormente a tutti i luoghi pubblici all'aperto, in particolare parchi e spiagge.

L'ipotesi sarebbe nel nuovo piano che verrà presentato dall''Health Department', il dipartimento cittadino per la salute. ''Non pensiamo che sia esagerato dire alla gente di non fumare nei p archi'', ha dichiarato lunedì uno dei membri dell'ufficio, Tom Farley, dopo che il sindaco Michael Bloomberg aveva anticipato la notizia del divieto raccogliendo una bordata di critiche da parte dei newyorchesi. Non è la prima volta dopo il contestatissimo 'smoking ban' del 2002, che un'iniziativa salutista di Bloomberg viene accolta dalle proteste. In precedenza, il primo cittadino di New York, salutista convinto, aveva anche ottenuto il bando dei grassi insaturi artificiali dai piatti dei ristoranti newyorchesi, imponendo anche indicazioni dietetiche nei menu ed invitando i ristotaratori alla riduzione delle porzioni, tradizionalmente generose, che di solito vengono servite ai clienti. Ci fu na vera e propria rivolta dei risoratori.

Forse però, questa volta il primo cittadino della 'Grande Mela' ha sbagliato i tempi dell'annuncio – visto che si è in campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione comunale – affermando che, in riferimento al divieto, "non è possibile estenderlo alle centinaia di ettari dell'intera superficie verde cittadina ma potrtebbero esserci aree nei parchi in cui dove la proibizione del fumo potrebbe proteggere la salute". A questa prospettiva i fumatori hanno risposto facendo fuoco e fiamme, con commenti del tipo ''è ridicolo'' oppure ''non voglio difendere il fumo, ma hanno prorio perso il controllo: quale sarà la prossima?'', fino a ''se non disturbo nessuno, io dovrei poter fumare'. Almeno secondo le opinioni quanto riportato dal 'NY Daily Mail' nell'edizione di ieri e da altre testate cittadine.

Bloomberg si era guadagnato nel 2002 la sua fama di cacciatore di sigarette con il divieto in tutti i bar ed i ristoranti della città, inizialmente impopolare tra la cittadinanza, ma poi imposto anche da molte aziende nei propri uffici di Manhattan e adottato in seguito da molti paesi nel mondo. Ma la reazione negativa della popolazione tabagista e le elezioni in vista devono aver disorientato l'amministrazione che ha fatto parzialmente marcia indietro se il portavoce del sindaco, Stu Loeser, dopo le prime alzate di scudi ha ridimensionato la vicenda dichiarando che "non è stato ancora decisa una singola strategia per ridurre il fumo passivo nei nostri parchi''.

Forse un passo falso per il sindaco Michael Bloomberg, repubblicano atipico – è stato infatti iscritto per molti anni nelle liste dei democratici – che, dopo aver ottenuto di cambiare il regolamento comunale per ottenere il suo terzo mandato dal 2001, si presenta stasera alle primarie repubblicane per ottenere una nuova candidatura a primo cittadino della ''Big Apple'', che come tutti gli Usa, ha voglia di cambiare pagina per dimenticare l'11 settembre ed il crollo di 'Wall Street', eventi di cui l'amministrazione Bloomberg è stata testimone.

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