Casinò, continua in II Commissione la sfilata di ex manager. “Società completamente allo sbando”

Per mettere in sicurezza l'azienda l'ex direttore generale Conca ha suggerito di "andare verso un concordato preventivo in continuità di gestione" e successivamente di affidare la società a manager capaci.
Pietro Conca
Politica

Andare verso un concordato preventivo in continuità di gestione. E’ la soluzione alla crisi della Casa da gioco di Saint-Vincent che è stata portata oggi in II Commissione da Pietro Conca, ex direttore generale del Casinò.

L’ex manager audito dalla Commissione, guidata dal Presidente Leonardo La Torre, contesta, nella relazione consegnata questa mattina, il “dissesto attuale” all’ex Amministratore unico Luca Frigerio. “Le scelte e i comportamenti, cui il suo successore non seppe porre alcun rimedio di rilievo, hanno caratterizzato e determinato l’attuale crisi”. In particolare fra le contestazioni principali mosse a Frigerio la scelta di “capi di servizio e capi ufficio a persone prive della competenza professionale adeguata” fra cui ricorda la nomina del direttore giochi, del direttore marketing e di capo del personale, la “concessioni di retribuzioni sproporzionate alle capacità professionali e ai risultati” o ancora “l’aver riunito tutte le sale gioco in un unico ambiente” e “l’aver iniziato e portato fino ad un disastroso avviamento l’operazione di acquisizione di clienti cinesi”. 

E' impietoso, quindi, il giudizio dell'ex direttore generale sull'attuale situazione. "Una società completamente allo sbando, tecnicamente fallita".

La soluzione di concordato preventivo, procedura alternativa a quella del fallimento, consentirebbe secondo Conca di “trovare nuovi finanziamenti bancari che sarebbero facilitati dal godere della prededuzione in caso di liquidazione della società”, di “superare il rischio di censure da parte della Corte di Conti” e di “continuare la normale gestione in modo da avviare con gradualità ma con tempestività il programma di rilancio”. 
Quest’ultimo secondo Conca è da affidare “a persone professionalmente preparate ed esperte nell’amministrazione e nel governo di società complesse, capaci di operare in autonomia e di realizzare gli obiettivi prefissati dagli azionisti”. 

Analisi quest’ultima portata in Commissione anche dall’altro ex direttore generale Luciana Natta che all’uscita dall’audizione ha detto laconico: “La partita è ancora tutta da giocare, sarebbe un peccato se non fosse così. Non si può mollare quanto investito. Bisogna organizzare meglio la Casa da gioco, le possibilità ci sono tutte”.

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