Elezioni comunali, l’assemblea dei Sindaci approva la riforma tra perplessità e incertezze

Approvato questo pomeriggio il disegno di legge per la riforma elettorale, non senza qualche intoppo: 11 i voti contrari e 9 le astensioni. Perplessità sulle tre preferenze, la parità di genere e l'elezione indiretta per i comuni sotto i mille abitanti.
L'Assemblea CPEL
Politica

Fa discutere, e non poco, la proposta di riforma elettorale per le Elezioni Comunali di maggio. Un disegno di legge presentato questo pomeriggio al CPEL dal Presidente della Giunta Augusto Rollandin e che fa mugugnare l’assemblea dei sindaci. Provvedimento approvato, la cui indecisione si esplicita anche nei numeri: alla fine della discussione saranno infatti 54 voti a favore, 11 contrari (Ayas, Bard, Chambave, Charvensod, Gaby, Gressoney-Saint-Jean, La Thuile, Pontey, Saint-Denis, la Comunità Montana Grand Paradis e la Comunità Montana Walser) e 9 le astensioni (Allein, Aymavilles, Chamois, Cogne, Etroubles, Gressoney-la-Trinité, Jovençan. Morgex e Saint-Oyen), su 74 votanti.

Sotto l’occhio dei Primi cittadini valdostani finiscono diversi punti, in particolare l’elezione indiretta del Sindaco per i comuni sotto i mille abitanti, l’introduzione della presenza di genere, il suo impatto sul sistema a tre preferenze e la non rieleggibiltà alle cariche di Sindaco, Vicesindaco o assessore per chi abbia già amministrato per tre mandati consecutivi.

“La legge utilizzata finora – ha spiegato il Sindaco di Cogne, Franco Allera – non ha mai evidenziato grossi difetti e garantito stabilità e governabilità. Una buona legge. Questo nuovo testo invece spacca in due i comuni valdostani e crea in quelli sotto i mille abitanti una minor forza per l’amministrazione, indebolendo il Sindaco che può essere il punto di congiunzione tra anime diverse. Nell’elezione non diretta c’è un problema di trasparenza: qualunque elettore può esprimere la propria preferenza per il Sindaco, soprattutto nelle piccole realtà nelle quali ci si identifica col Primo Cittadino”.

Ma non solo. “Da cittadino – afferma il Sindaco di Gaby Pierluigi Ropele – non mi va che il mio voto sia rimbalzato in un consesso successivo. Per certi versi questo è un ritorno al passato, e non so perché non vada più bene per i comuni sotto i mille abitanti, dal momento che è uno strumento di democrazia diretta”, con richiami anche alla responsabilità degli eletti, come invoca Carlo Orlandi di La Thuile: “In questo sistema sempre più complesso – dice – avere forza di metterci la faccia è meglio che non lasciare l’alezione di un Sindaco a logiche assembleari, che generalmente danno un’idea di inconcludenza”.

Perplessità ma anche incertezze: “A volte nei piccoli comuni non è facile trovare donne disponibili a mettersi in lista – chiosa Sandro Pepellin, Sindaco di Jovençan –, e cosa facciamo nel caso non ci siano? La lista ha ancora validità?”, oppure palesi contrarietà: “Non sono d’accordo per principio sui due sistemi elettorali diversi – spiega Ennio Subet di Charvensod – e non vedo alcuna differenza sostanziale tra un comune con 100 abitanti elettori o 4999”. Contrarietà ancora più nitida evidenziata da Massimo Tamone di Etroubles: “Si poteva osare di più, elezione indiretta per tutti i comuni tranne Aosta, e avere soltanto due sole leggi elettorali e non tre. Questo garantiva una scelta maggiore ai cittadini. E perché annullare la terza preferenza e non la seconda o la prima? A questo punto, per non fare differenze, sarebbe meglio invalidare direttamente la scheda”.

Cerca di rispondere nel merito il Presidente Rollandin: “Questa legge garantisce la rappresentabilità piena a tutti i livelli, e riteniamo che siano cambiate due cose sostanziali: le barriere tra forze politiche ed il modo con cui si gestiranno le prossime Unités des Communes. Un sistema nuovo cui questa legge cerca di adattarsi, perché questa è la sfida del futuro. L’aggregazione si fa su idee e programmi, e in una lista tutti ci mettono la faccia. Metterne solo una e pensare sia quella vincente non è una cosa buona. Questo non solo è un passo in avanti ma è un passo nella direzione giusta”.

Sui mandati, poi, Rollandin non perde tempo: “Tre mandati sono 15 anni, e c’è tutta la possibilità di far crescere qualche assessore o vicesindaco. Se ciò non accade bisognerebbe interrogarsi. Non necessariamente si deve immaginare che non ci sia nessuno a poter fare quel ruolo, sennò siamo finiti, e sarebbe da difficile da giustificare”. È invece il Presidente dell’assemblea, Bruno Giordano a chiudere sulle preferenze di genere: “Tutti i comuni vedranno una riduzione del numero degli amministratori perché il primo obiettivo è quello di risparmiare sui costi della politica. Ogni meccanismo elettorale ha i suoi pro e i suoi contro, non esiste un sistema perfetto. Riguardo la parità di genere dobbiamo stare in linea con le direttive europee, non possiamo andare oltre, e già siamo stati bassi perché da qualche parte si chiedeva il 50%, ma siamo rimasti al 20% per le liste”. 

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