Grand Combin, lotta contro il tempo per non dover restituire 800 mila euro

L'Unité cerca la sospensione del procedimento per la restituzione del denaro frutto di fondi europei e statali. Le spese dei suoi progetti sono state giudicate irregolari, per via dell'affidamento di incarichi aggiuntivi senza rinnovare il bando iniziale.
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L’Unité des Communes Grand Combin lotta contro il tempo per non dover restituire ben 800 mila euro di finanziamenti europei e statali. Questi soldi sono già stati spesi negli anni scorsi per finanziare una cinquantina di progetti: "Autour des barrages", "Grand-Saint-Bernard 360°", BTW Biosphère Transfrontalière Val d’Hérens-Valpelline". Si tratta perlopiù di opere per la valorizzazione turistica del territorio, che investono settori come turismo ed agricoltura, come il raggiungimento della piena fruizione della Via Francigena o l’istituzione di una riserva naturale. Secondo la regione Lombardia, che ha il ruolo di capofila nella gestione del progamma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera, ci sono state delle irregolarità sulle spese.

La questione era già approdata in Consiglio Valle un mese fa, quando su interpellanza del consigliere Alpe Alberto Bertin, il presidente della Giunta Augusto Rollandin aveva fatto sapere che la procedura era stata avviata dallo stesso Dipartimento bilancio della regione Valle d’Aosta. «La Regione Lombardia provvederà con un decreto alla rideterminazione del contributo e darà mandato di recuperare le quote di cofinanziamento europeo e statale indebitamente percepite dall’Unité Grand Combin – aveva spiegato Rollandin – ne consegue che le spese irregolari resteranno a totale carico dell’Unité».

«Il decreto della regione Lombardia dovrebbe arrivare verso metà giugno – spiega oggi il presidente dell’Unité e sindaco di Ollomont Joel Creton – noi quei soldi non li abbiamo e pensiamo di avere le nostre ragioni: per questo stiamo avviando tutte le azioni legali necessarie per bloccare l’iter di questo recupero». La Grand Combin si rivolgerà, tramite gli avvocati Herbert d’Hérin e Denise Zampieri, al tribunale amministrativo e all’Autorità nazionale anti corruzione, chiedendo alla Lombardia una sospensione del procedimento.

L’irregolarità contestata riguarda l’affidamento di incarichi aggiuntivi, sempre allo Studio Cortese di Aosta, senza alcun passaggio formale di gara, oltre al bando iniziale di 209 mila euro. Dopo il primo affidamento l’Unité ha quindi continuato a far gestire le progettazione e il coordinamento delle iniziative finanziate con i fondi europei allo stesso studio, senza più rinnovare il bando. «Noi avevamo fatto l’appalto basandoci sui progetti iniziali e abbiamo deciso di fare il bando sopra soglia per avere la massima partecipazione possibile», spiega Creton.

Alla gara aveva risposto soltanto lo studio Cortese, che si era aggiudicato la progettazione dei primi lavori. «Dal bando iniziale abbiamo poi sviluppato molti altri progetti e siamo andati avanti con lo stesso studio evitando di fare ogni volta un nuovo bando – continua Creton – la percentuale per i professionisti era già fissata a circa il 6-7 per cento per ogni progetto, ma se non fossero stati in grado, come invece sono stati, di far partire nuove iniziative non avrebbero guadagnato nulla».

«La regione Lombardia adesso ci dice che nel bando iniziale dovevamo dare già tutte le cifre – racconta il presidente dell’Unité – allora, dopo questa vicenda, faremo bandi molto più piccoli, rifacendoli per ogni progetto, ma così diventa tutto molto più complicato dal punto di vista burocratico».

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