Si è tornati a parlare di mense scolastiche, questa mattina, duranti i lavori della III Commissione consiliare del Comune di Aosta.
Lo spunto questa volta arriva da una lettera spedita il 24 maggio da un gruppo di genitori delle scuole primarie dell’Istituzione Scolastica Lexert all’attenzione dell’Assessore alla Pubblica Istruzione Andrea Edoardo Paron nella quale si segnalano tutte le perplessità riguardanti il rapporto numerico 1/20 tra assistenti e bambini, punto cardine dal quale partono tutta una serie di disfunzioni del servizio: “Con questa proporzione – spiega Cecilia Bertone, genitore e rappresentante di Istituto alla Ramires – è quasi impossibile sorvegliare tutti i bambini e fare un’attività di animazione dopo il momento del pasto. L’ideale sarebbe la riduzione adulti bambini a 1/15”.
“Sessanta bambini in mensa con tre assistenti non è sostenibile – ribadisce Sveva Mancini, anch’essa in rappresentanza della Lexert – anche se ne lodiamo le capacità. Tutti quei bambini in spazi così ristretti, che fanno gli intervalli a turno sia esterni che interni è impossibile”.
Una lettera di proposta però, non di protesta: “Abbiamo fatto un’indagine – prosegue Mancini – in quartiere per capire chi fosse disponibile a supportare, a livello di volontariato, gli assistenti in mensa. La nostra proposta è quella di attingere a risorse ‘di supporto’ come gli alpini, i tirocinanti della facoltà di pedagogia o delle scuole superiore ad indirizzo socio-educativo, gli anziani della cooperativa auotgestita o i centri educativi assistenziali. Sappiamo che non possiamo chiedere altri soldi né aumentare il buono mensa, ma ci sono le possibilità di trovare altre risorse a costo zero”.
Proposta che Paron prende in considerazione, soprattutto in vista del rinnovo dell’appalto con Vivenda, e propone anche un’altra soluzione: “Faremo molti approfondimenti sul servizio in vista del rinnovo contrattuale – risponde Paron – anche perché le sollecitazioni sono emerse in tutte le istituzioni scolastiche. È indubbio che tutte le richieste e le proposte fatte nella lettera sono accoglibili, anche riguardo gli aspetti comunicativi tra azienda e famiglia, sulle attività e sui menù. Non siamo arrivati a definire il rapporto 1/20 a cuor leggero ed il Comune ci mette tutto l’impegno ma ci sono due soggetti che devono farsi carico dei problemi: l’azienda e la scuola stessa. Rifiuto in modo categorico di accettare che il mondo scolastico viva in maniera esterna il servizio e non si curi di quello che avviene nelle refezioni”.
Presenza degli insegnanti in mensa avallata anche dall’Ingegner Piergiorgio Venturella, Direttore dell’esecuzione per l’appalto Vivenda, che dispensa diversi suggerimenti per ripensare le regole del rinnovo: “Le sanzioni esistono nel contratto, ma per passare dalle parole ai fatti nella sua rivalutazione anche questo aspetto va rivisto. Prima è necessario mettere aspetti misurabili, perché la sanzione deve consentire all’amministrazione di raggiungere gli obiettivi che si è preposta. Se attrezzassimo di più quel capitolo potremmo dargli seguito. Il contratto attuale non prevede peraltro una modalità precisa di rapporto tra azienda e famiglie, e anche lì dovremmo lavorarci. Il salto di qualità è comunque palpabile quando, entrando nel refettorio, si nota la presenza degli insegnanti, fattore aggiuntivo senza impegno ma la cui presenza cambia tutto”.

