La fuga dei medici dall’Ospedale regionale è da “Guinness dei primari”

Dopo la fuga degli infermieri e la minaccia di dimissioni in massa dei dipendenti del Pronto Soccorso tocca ai medici. “Uno smantellamento da fermare” denuncia l'Anaao Assomed. A lasciare, dopo Visetti, saranno Stefano Veglio, Doveri e Meloni.
Politica, Società

L’aria che tira nella Sanità valdostana, non certo corroborante, è quella della ‘dismissione’. E se di dismissione vera e proprio non si tratta l’atmosfera è comunque rarefatta, la direzione incerta ed il malumore serpeggiante.

Le carte in tavola sono parecchie a partire dalla ormai nota riorganizzazione del sistema ospedaliero redatta dal Direttore Generale Usl Massimo Veglio e dalla quale è sembrato partire un ‘effetto domino’ lungi dall’essersi concluso. Dopo la fuga del personale infermieristico verso altri lidi – Svizzera in testa –, la minaccia di dimissioni in massa dei dipendenti del Pronto Soccorso e del 118, le gatte da pelare sembrano non essere finite.

Il carico sulla questione lo mette l’Anaao Assomed, il Sindacato dei Medici, che via comunicato stampa denuncia una situazione a suo dire insostenibile. Concetto ribadito dal suo vicepresidente, il dottor Riccardo Brachet Contul, che non lascia molti dubbi: “Stiamo assistendo una situazione di fuga generale – spiega – e mentre l’atto aziendale ancora non c’è assistiamo ad un clima di sofferenza per tutti. Il 90% dei dipendenti veniva ad Aosta perché sapeva di trovare standard altissimi che stanno precipitando pericolosamente, questo smantellamento deve finire”.
Due i nodi: gli investimenti e una questione più personale – e personalizzante – della professione medica che si lega anche all’aspetto più politico: “L’azienda ha investito giustamente – prosegue Brachet – ma in alcuni casi male. Certo fa strano che a seconda dei dirigenti esistano strutture complesse e quando questi vanno via vengano declassate a strutture semplici. Una volta si parlava di ‘baronato’, ma forse oggi è anche peggio perché le decisioni piovono sempre dall’alto. C’è un clima di disagio per tutto il personale, non solo medico, ed i cittadini devono preoccuparsi. Solo negli ultimi due anni sono andate via una ventina di persone, senza contare che molti trasferimenti sono stati bloccati”.

Clima di disagio che fa il paio con il destino di alcune strutture cresciute a dismisura negli anni, il cui destino ora si fa incerto. Uno di queste è Dermatologia, ristrutturata negli ultimi anni e completata con l’investimento su nuovi macchinari, che dovrebbe essere ‘declassata’ a struttura semplice. Dopo il pensionamento del primario, il dottor Norat, la struttura perderà per ragioni personali – ha spiegato – e non legate a ‘disagi lavorativi’, il dottor Stefano Veglio, altra sua figura apicale. La struttura dovrebbe restare in piedi e si cerca un sostituto per Veglio, per ora coperto da un medico incaricato con un contratto di sei mesi rinnovabile. Oppure come la situazione creatasi due mesi fa nel Dipartimento di Oculistica dove il numero di dipendenti si è sensibilmente ridotto con la scelta di molti professionisti di andare a operare nel privato o di lasciare la sede di Aosta. 

Sede di Aosta che – fattore sottolineato già a marzo da un verbale del Collegio Usl – rischia di essere meno attrattiva (il verbale parlava addirittura del pericolo di trasformare il Parini in un Ospedale di periferia) che rischia di allontanare personale anche a favore del settore privato che sembra essere più invitante, al momento, visto che l’emorragia di medici non si limita a Stefano Veglio e Enrico Visetti ma comprende anche Giulio Doveri, Direttore della Strutture Complessa delle Medicine a larga diffusione attualmente in aspettativa di un anno ma con la prospettiva proprio di scollinare in Svizzera: “Andrò a lavorare come libero professionista – ha spiegato – ma senza polemiche nei confronti dell’azienda. Ho ricevuto l’offerta, dopo anni di attività più manageriale, di tornare ‘sul campo’ e tornare a fare l’endocrinologo. Nel fine settimana sarò comunque sempre ad Aosta per i miei pazienti, ma ho deciso di accettare questa fase di rinnovamento e aprirmi a nuove sfide, anche perché il ruolo dirigenziale è diventato molto difficile: una volta il primario era il ‘primo tra i medici’ mentre ora il sistema, generalmente, non solo valdostano, gli dà un ruolo più manageriale”.

A tutto ciò si aggiunge un altro abbandono di peso – questa volta per raggiunti limiti di età, anche se sembra che alla base della scelta di lasciare ci siano dei malumori legati alla situazione contingente – del Direttore della Struttura Complessa e del Dipartimento Diagnostica per immagini e Radiologia interventistica Teodoro Meloni

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