“La ‘Réunion’ sarebbe un’operazione di potere, con Rollandin non si potrà mai fare niente”

E sui possibili effetti sul Comune di Aosta Andrione aggiunge: “Deve prevalere il rispetto per l'elettore. Se dovessi entrare in maggioranza dovrei dimettermi, a meno che tutti siano d'accordo nel mandare in minoranza l'UV”.
Étienne Andrione
Politica

L’Union Valdôtaine Progressiste nega gli accordi con l’UV anche se un riavvicinamento è innegabile. Voci da Piazza Deffeyes parlano di giochi già praticamente fatti, con Laurent Viérin pronto ad accomodarsi sullo scranno della Presidenza del Consiglio e l’UVP pronta all’ingresso in Giunta regionale. A complicare una vicenda già intricata c’è l’enigma di Stella Alpina che, dopo aver perso un assessorato con l’allargamento di maggioranza al Partito Democratico, potrebbe perdere un altro pezzo a favore, questa volta, dei Progressistes stessi per rivalersi quindi sul perso che ha in Comune ad Aosta, i cui equilibri di fanno sempre più legati a quelli di Piazza Deffeyes.
Comune di Aosta nel quale siede – da Vicepresidente del Consiglio – il candidato Sindaco UVP alle scorse elezioni comunali Étienne Andrione, che sugli ‘effetti tellurici’ di un un accordo tra i ‘due leoni’ e di una paventata ‘Réunion’ ha un’opinione molto limpida.

Si è parlato tanto di ‘Réunion’, si è finiti a colpi di indiscrezioni giornalistiche e comunicati stampa UVP che negano. È inconfutabile, però, che l’atmosfera tra UV e UVP si sia distesa di molto. È solo un ‘fronte comune’ per difendersi da Roma?
La ‘difesa da Roma’ è, temo, più un pretesto che realtà. È vero che il Governo Renzi è straordinariamente centralista e che occorre evitarne il malvezzo – si veda la Perenni – di espandersi oltre misura, ma è da notare come alcune firme messe alla leggera nel 2010 sulle condizioni finanziarie del riparto siano state messe da chi oggi si lamenta degli attacchi. Basta vedere la differenza con le norme attuative delle province di Trento e Bolzano. Prima si fanno le sciocchezze, poi si vogliono condividere le responsabilità con tutti.

È vero che ‘uniti’ ci si difenderebbe meglio? Si avrebbe più potere di contrattazione con lo Stato centrale?
La mia storia parla da sé, sono stato sempre considerato un estremista, tra l’autonomista e l’indipendentista. Spiegare a me che lo Stato è una minaccia è pleonastico, ma certe amministrazioni locali talvolta diventano per l’autonomia una minaccia forse ancora più pericolosa dello Stato (ed è tutto dire). L’Autonomia non è licenza di fare ciò che si vuole, non è un’autonomia dal buon senso e dal rispetto delle regole di base della democrazia. Tutte cose che in questi anni sono state invece sistematicamente violate e calpestate.
 
Nel suo comunicato stampa UVP bolla come ‘fantasiose’ le trattative con l’Union Valdôtaine ricostruite dai giornali. Argomento chiuso, quindi?

Non posso non credere ad un comunicato che qualifica come ‘fantasiose’ le ipotesi di contatto avvenute in tutti questi mesi o anni. Se si è detto che non ci si è parlati significa che è così, altrimenti si è mentito due volte. Una prima menzogna fatta agli elettori, proponendoci come alternativi ai metodi dell’UV, e una seconda  cercando accordi.
 
A chi converrebbe un ritorno in Avenue des Maquisards?
Posto che non ci sono stati contatti, ove li ipotizzassimo temo sarebbero non tanto questione legata ad Avenue des Maquisards, quanto a Piazza Deffeyes. Magari qualcuno è tentato, ma allora basta che si alzi e lo dica. Se invece si parla di degenerazione quasi terminale dell’Union Valdôtaine rispetto a ciò che era, di Avenue des Macquisards insomma, ci sarebbe tantissimo lavoro da fare, ma non mi pare che gli attuali titolari di quel simbolo si rendano conto della situazione o cerchino aiuto, sembrano anzi abbastanza sicuri di loro stessi.
 
Lei è sempre stato fortemente critico nei confronti della maggioranza, sia in Regione che al Comune di Aosta, e fortemente critico nei confronti del Presidente Rollandin. Il suo sarebbe un ‘no’ deciso ad una ‘Réunion’, immagino.
Sono critico da 25 anni sul sistema di potere dell’Union, ho provato anche a cambiarlo dall’interno da vicepresidente del Mouvement, e mi sono trovato di fronte un muro totalmente impermeabile a qualunque suggestione. Sono uscito dall’UV a causa del rientro di Rollandin nel 1996 e sono stato molto criticato anche da chi oggi si è reso conto del problema. Oggi una ‘Réunion’ non sarebbe che un’operazione di potere per salvaguardare proprio il sistema che ci ha portato al disastro. A queste condizioni è il semplice buon senso che dice di non farlo.
 
Cosa potrebbe cambiare in Comune ad Aosta, nel caso di ‘Réunion’? Come si riverberano le scelte regionali su quelle comunali?
Ci sono maggioranze omogenee, ma il Comune di Aosta ha un ruolo ancillare rispetto alla Regione, come dimostra il trattamento inflittogli, in specie per quanto riguarda il suo bilancio.
Era proprio contro questa filosofia che avevo impostato la mia campagna elettorale. Non prendo in considerazione la ‘Réunion’, visto che ci confermano trattarsi di ipotesi fantasiose. Ma, nuovamente, ad immaginare qualunque scenario, va però precisato che deve prevalere il rispetto per l’elettore, tra l’altro per non lamentarsi poi della distanza tra elettori ed eletti: chi perde le elezioni fa l’opposizione, perché eletto per definizione contro la coalizione vincente. Una norma elementare che il PD ha violato grossolanamente, e non intendo ovviamente seguire il suo esempio. Se dovessi entrare in maggioranza dovrei dimettermi. Andrione consigliere di maggioranza non fa parte del novero delle opzioni a meno che tutti siano d’accordo nel mandare in minoranza l’UV.
 
Di cosa si è parlato al Conseil des Communatés di venerdì 5 febbraio, e che Congresso UVP si prepara, il 12 marzo? Ovvero: come UVP pensa di mettere in atto questo ‘rinnovamento’ (di metodi di lavoro, di personalità e di messaggi e scelte strategiche)?
Sono state illustrate diverse modifiche statutarie e presentato il prossimo Congresso, con la volontà di un forte rilancio dell’azione politica dell’UVP, sottolineando come non si debba assolutamente credere a quanto scritto sui giornali in questi giorni.
 
Nei vari appuntamenti pienamente politici (mi vengono in mente almeno tre Congrès UV e le Europee 2014) l’Union ha sempre richiamato all’unità degli autonomisti, e UVP ha sempre dato la disponibilità al dialogo a patto di un cambiamento netto di metodi. È cambiato qualcosa, in questo ultimo anno?
Ora sappiamo per fortuna che le voci di ‘Réunion’ sono fantasiose, ma l’astensione sul bilancio regionale non poteva in effetti essere considerata un segnale neutro. Vede, unirsi sui temi fondamentali è possibile e talvolta necessario, ma perché ci si crede, non come furbesca scusa a coprire l’indicibile.
Per esempio, l’Union Valdôtaine di una volta divideva il rimborso versato per il parlamentare in quanto l’eletto era sì suo membro, ma eletto di tutti. Il candidato alle Europee deve essere certo quello di una comunità intera, ma ultimamente sembra che lo si affermi quando solo quando ci sono da raccogliere i voti. Passate queste, si ritorna alla feroce spartizione partitica. Sono proprio queste prassi ad aver fatto perdere credibilità a chi dice di rappresentare la comunità e che oggi rappresenta di fatto nemmeno solo una fazione, ma solo un ristrettissimo gruppo di potere, totalmente dedito a mantenere costi quello costi il proprio imperio, se anche dovesse significare lo sfascio della Valle d’Aosta tutta.
Insomma, a riassumere e uscire forse dal politichese, non ho paura ad affermare che con Rollandin Presidente non si potrà mai fare niente di buono. 

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