L’esito dei referendum: vento di cambiamento o voto emotivo?

Abbiamo chiesto, come sempre, ai due commentatori della rubrica Pro&Contro Joseph Rivolin e Paolo Louvin di fare una riflessione sull'esito dei quesiti referendari e sulla partecipazione degli elettori alle urne.
Rivolin e Louvin
Politica

Inaspettatamente i quesiti hanno raggiunto il quorum con una vittoria, questa più scontata, dei si: come interpretate questo fatto politico? Sta soffiando un vento di cambiamento? i temi erano sentiti e vicini ai problemi dei cittadini? Si è trattato di un voto emotivo?

Joseph Rivolin

I promotori dei referendum hanno avuto dalla loro parte tre efficaci alleati: un martellamento mediatico assolutamente inusuale in casi analoghi; il disastro nucleare in Giappone; e soprattutto la masochistica volontà di Berlusconi nel trasformare il voto in un plebiscito contro se stesso, porgendo cristianamente l’’altra guancia dopo il sonoro schiaffone delle elezioni amministrative.

Per quanto riguarda il primo fattore, una propaganda manichea ha soffocato la possibilità di avere informazioni equilibrate sugli argomenti sottoposti al vaglio degli elettori. Si è moraleggiato, ad esempio, su una presunta privatizzazione dell’acqua, anziché dire la verità, cioè che si trattava della privatizzazione delle società incaricate della sua distribuzione. Una riflessione sull’inefficienza dimostrata dai servizi ferroviari e postali dopo la loro privatizzazione sarebbe stata sufficiente a convincere gli elettori della necessità di votare “sì”, senza che ci fosse bisogno di raccontare panzane.

Il secondo fattore ha evidentemente influenzato in modo determinante il risultato, agendo sul piano emotivo. L’esito del referendum non ci impedirà di subire le conseguenze di eventuali incidenti nucleari che si dovessero produrre in un qualsiasi altro Paese europeo: in compenso, ci obbliga a sperare che l’“amico” Putin non chiuda il rubinetto del gas, e che nel dopo-Gheddafi (ammesso che riesca a esautorarlo) si riapra quello del petrolio.

Il terzo fattore, il fattore “B”, sapeva probabilmente di poter giocare col fuoco senza bruciarsi. Paradossalmente, data la legge elettorale attuale (che dà ai leader la possibilità di scegliere direttamente se, come e dove candidare i suoi), più il premier è in crisi, più la sua maggioranza deve rigare diritto, dato il rischio della perdita del cadreghino da parte dei singoli parlamentari. Il “vento del cambiamento”, evocato taumaturgicamente, non riesce pertanto a muovere foglia, anche perché l’opposizione non è assolutamente in grado di progettare alternative credibili all’andazzo in corso. A questo proposito, quanto sta accadendo a Napoli – dove il neo-sindaco di sinistra De Magistris è già nei guai perché, colto da un grave attacco di berlusconite acuta, ha promesso di liberare la città dalla monnezza in cinque giorni – mi sembra indicativo di quanto potrebbe succedere a Roma in caso di elezioni anticipate.

Paolo Louvin

Ecco il tam tam della partecipazione che corre lungo i misteriosi fili del web. Quattro quesiti difficili da leggere (come quasi sempre è stato). Un atto di fiducia verso chi li sintetizza: no al nucleare, acqua per tutti, tutti uguali davanti alla legge.

Ma sarà poi così? Non ci avranno fregati? Non si nasconderà qualcosa di più o diverso dietro i comma abrogati, qualcosa che non avremmo voluto abrogare?

Cos’è cambiato però oltre al raggiungimento della soglia fatale, oltre al fatto che alcuni partiti si sono attribuiti meriti non loro, oltre agli inviti velati o meno di qualcuno a scegliere il mare invece che recarsi alle urne? Cos’è cambiato e cosa cambierà?
Non sembrava la partecipazione ad un voto ma ad una partita di calcio, seguita dagli spalti col cuore in mano. E da stadio è stato il tifo, l’esultanza, la soddisfazione per la sconfitta (?) di una parte politica che qualcuno vorrebbe mandare all’opposizione. Quello che i numeri della rappresentanza parlamentare non riescono a produrre, potrà contribuire il popolo a generarlo, con un voto di massa su temi importanti verso i quali la politica aveva dato altre indicazioni.

Qualcosa non torna. Bene che il popolo si esprima, pretendendo che le leggi vengano applicate. Sono diffidente, però, verso chi vorrebbe usare per un proprio tornaconto di potere la generosità dei cittadini nel partecipare al voto referendario.Certo che sarebbe meglio vederla all’opposizione questa destra faccendiera ed arrogante, ma non saranno certo quei partiti che cercano di usare il risultato referendario a ridare fiducia al futuro degli italiani. Finché non riusciranno a ridare emozioni, sogni per un futuro migliore, finché non cambieranno le leggi elettorali.

Il popolo italiano è ancora troppo lontano dalla consapevolezza dei problemi reali ed il vento che si alza a volte illude il marinaio. L’abbiamo vissuta sulla nostra pelle in Valle d’Aosta in un passato recente la possibilità di cambiare dopo una vittoria straordinaria ed inattesa alle politiche 2006 contro in invincibile Imperatore. Ma i calcoli di bottega di qualcuno ha fatto ritornare la bonaccia. Ora un vento nuovo si alza? Non lasciamolo più morire.

 

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