‘Ndrangheta, gli atti della Commissione potranno essere resi pubblici

Ad aprire verso questa ipotesi è stato, dopo le richieste dell'opposizione, il Presidente della Commissione, Diego Empereur che ha sottolineato oggi in Consiglio come "la commissione sarà riconvocata per studiare le modalità"
Diego Empereur
Politica

Gli atti della Commissione speciale per l’esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle potranno essere resi pubblici. Ad aprire verso questa ipotesi è stato, dopo le richieste dell’opposizione, il Presidente dello stesso organismo, Diego Empereur che ha sottolineato oggi in Consiglio Valle come "la commissione sarà riconvocata, coinvolgendo anche gli uffici, al fine di studiare le migliori modalità per dare pubblicità agli atti."

Sempre Empereur nel presentare la relazione conclusiva all’aula ha ricordato come "in Valle d’Aosta non esista una presenza strutturata di organizzazioni criminali, tuttavia è emersa l’influenza di grandi famiglie della ‘ndrangheta che si è manifestata nel corso degli anni con episodi di riciclaggio di denaro, di traffico di stupefacenti e di estorsioni. Non bisogna, quindi, far calare l’attenzione su questo fenomeno, ma neppure lanciare allarmi esagerati." Dalla Commissione è arrivata la proposta di attivare un tavolo permanente regionale di confronto, istituito presso la Presidenza della Regione, che raccolga tutti i soggetti che, a diverso titolo, si occupano di contrasto alla criminalità organizzata, in modo tale da creare una rete a supporto del lavoro degli organismi preposti alla tutela dell’ordine pubblico.

Critica l’opposizione con il consigliere Alberto Bertin di Alpe che ha ricordato come il documento predisposto da Alpe non sia stato preso in considerazione. "Purtroppo la Commissione non ha voluto dotarsi, diversamente dagli organismi simili delle altre regioni, degli strumenti necessari a interpretare e comprendere un fenomeno estremamente complesso, una scelta che ha compromesso l’efficacia della Commissione stessa".  Bertin ha poi sottolineato come "la ‘ndrangheta sia strutturata sul territorio e sia attiva nell’ambito economico, in particolare nel settore edilizio e nel settore dell’accoglienza turistica. La ‘ndrangheta in Valle d’Aosta è anche una questione politica."

Più cauto l’intervento di Gianni Rigo di Pd che ha ricordato come "le audizioni effettuate hanno dimostrato che non possiamo avere certezza della presenza strutturata della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta, fotografando una realtà per sua natura culturalmente ostile alle organizzazioni criminali."

Favorevole all’istituzione di un tavolo permanente si è detto anche Francesco Salzone di Stella Alpina "uno strumento che ci permetterà di mantenere alta l’attenzione sulla questione. " Si è detto invece "rassicurato come padre", Massimo Lattanzi del Pdl. "Questo lavoro ci rende tutti più consapevoli e manda alla comunità un segnale forte: la politica ha saputo affrontare un tema complesso e delicato che è nella società".

A prendere la parola è poi stato Roberto Louvin di Alpe che, già durante il dibattito, aveva sbottato a microfoni spenti contro il Presidente della Regione, impegnato a discutere con i rappresentanti di Stella Alpina. "I segnali pesantissimi che ci sono sul territorio  – ha sottolineato Louvin – non sono rassicuranti, auspico che non ci si limiti ad affermare di dover tenere alta la guardia." Infine  Rollandin ha ribadito che l’Amministrazione vuole "mantenere la massima attenzione sull’argomento, coinvolgendo tutti al fine di dare operatività e concretezza alle risultanze dei lavori della Commissione."

 

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